domenica 27 febbraio 2011

L'Incredibile AIDS

tratto dall'ottimo sito: http://www.anticorpi.info/

di G. P. Vallati

1 - INTRODUZIONE

Questa è la storia vera ed incredibile di una epidemia inventata. Questa è la storia di un colossale affare in cui multinazionali, ricercatori, associazioni e istituti sanitari senza scrupoli hanno utilizzato il terrorismo sanitario al servizio del loro enorme business.

E' la storia di come, purtroppo, molti esseri umani inconsapevoli siano finiti nella macina, uccisi dalle stesse "terapie" che dovevano curarli.

"Tutti sono pronti a credere che la CIA menta, che il governo menta, che l'FBI menta, che la Casa Bianca menta. Ma che menta l'Istituto di Sanità no, non è possibile, la Sanità è sacra, tutto ciò che esce dagli Istituti Nazionali di Sanità è parola di Dio. Niente fa differenza, nemmeno la storia di come Gallo scoprì il virus, nemmeno il fatto che sia uno scienziato screditato e condannato per truffa. La strategia dell'establishment è sempre la stessa: ignorare. Meglio non rispondere, vuoi vedere che ci si accorge che c'è qualcosa di strano?"

Harvey Bialy, microbiologo. (1)

2 - PERCHÉ IL VIRUS

Le malattie infettive costituiscono oggi soltanto l'1% di tutte le cause di morte nel mondo occidentale e ormai le grandi epidemie sono per lo più scomparse. Il merito di questa situazione, che spesso viene attribuito alla medicina, è in realtà dovuto al miglioramento delle condizioni igieniche e alimentari. Ci sono numerosi studi a livello statistico ed epidemiologico che dimostrano come molte malattie (tubercolosi, difterite, polmonite, ecc.) cominciarono a declinare ben prima dell'introduzione di cure efficaci. (2)

È cosa ben nota, anche ai non addetti ai lavori, che gli esseri umani e gli animali, sani o malati che siano, convivono da sempre con migliaia di microbi, virus e batteri, in gran parte assolutamente innocui. Alcuni sono addirittura utili, come l'escherichia coli, che colonizza l'intestino e aiuta la digestione. Perfino microbi patogeni provocano malattie gravi solo in individui con il sistema immunitario indebolito.

Eppure gli scienziati sono sempre ossessivamente alla ricerca di nuovi virus e batteri, nella speranza di attribuire loro la causa di malattie che ritengono altrimenti inspiegabili. Le conseguenze di questa unica direzione di ricerca spesso sono rovinose perchè ritardano la comprensione della vera causa e determinano la morte di molte persone.

In passato lo scorbuto, la pellagra e il beriberi (solo per citare esempi eclatanti) sono state per lungo tempo attribuite a batteri, benché già allora alcuni ricercatori avessero dimostrato che erano dovute a carenze alimentari. Robert William, scienziato a cui si deve la scoperta della vitamina B1, così ha commentato questo atteggiamento dei cacciatori di microbi: "...la batteriologia era arrivata ad essere la pietra angolare dell'istruzione medica. A tutti i giovani medici era stata talmente istillata l'idea che le malattie erano causate da un'infezione, che ben presto venne accettato come assiomatico il concetto che non poteva esserci altra causa". (3)

Ma nonostante tutto questo, la memoria di passate epidemie continua a suscitare angoscia e terrore. Poiché il virus è sempre un ottimo mezzo per creare panico, ci sono motivi molto poco nobili per cui ad ogni ipotetica nuova patologia si attribuisce sempre più spesso una genesi virale. Attraverso la paura infatti si possono convogliare immense somme di denaro e indottrinare la popolazione verso le terapie e i comportamenti voluti. Così, allo stesso modo, comincia l'incredibile storia dell'Aids.

3 - ESISTE DAVVERO IL RETROVIRUS HIV?

Non esiste un documento scientifico ufficiale che provi che il cosiddetto HIV, ammesso che esista, provochi l'Aids. A dispetto di ciò che viene costantemente propagandato, il virus della immunodeficienza umana HIV non è stato mai isolato e fotografato. Le recenti scoperte derivate dal Progetto Genoma Umano hanno peraltro messo in grave crisi il concetto stesso di retrovirus.

COME NASCE IL PROBLEMA HIV

Nell'aprile del 1984 il dottor Robert Gallo annunciò in una conferenza alla stampa internazionale di aver scoperto un nuovo retrovirus che aveva chiamato HTLV-III (oggi conosciuto come HIV), e questo era "la probabile causa dell'AIDS". Lo stesso giorno Gallo presentò il brevetto per un test di anticorpi, ora generalmente riportato come "il test dell'AIDS".

L'annuncio prese di sorpresa persino gli scienziati presenti tra il pubblico. Gallo aveva scavalcato una parte essenziale del processo scientifico: non aveva pubblicato i risultati delle sue ricerche in nessuna pubblicazione medica o scientifica, né li aveva sottoposti al normale processo di revisione tra colleghi prima di essere annunciati al pubblico.

Quando alla fine la "prova di Gallo" fu pubblicata settimane più tardi, vennero fuori numerosi problemi. Le procedure di laboratorio che Gallo e i suoi collaboratori utilizzavano per provare lo isolamento vennero osservate soltanto nel 36% dei suoi pazienti di Aids, e soltanto lo 88% era positivo al test "degli anticorpi HIV". Inoltre, per assicurare che soltanto i pazienti in AIDS e non l'intero gruppo di controllo risultasse positivo al test degli anticorpi, egli aveva diluito il sangue 500 volte. A diluizioni minori troppi soggetti sani del gruppo di controllo risultavano positivi al test.

Questi fatti dovrebbero essere sufficienti a gettare seri dubbi sulle affermazioni di Gallo che egli avrebbe scoperto un nuovo retrovirus come "probabile causa dell'AIDS". Grazie a questa "scoperta", Gallo oggi percepisce l'1% dei proventi mondiali derivati dai test HIV. Tutta la carriera di Gallo è costellata di episodi che di scientifico hanno molto poco. Un eccellente elenco di quanto corrotta, ingannevole (e probabilmente perfino criminale) è stata la sua ricerca, può essere trovato nel libro "Science Fiction", di John Crewdson, un giornalista scientifico del Chicago Tribune.

In realtà, tutto quello che aveva scoperto Gallo era una attività enzimatica che lui attribuiva al presunto retrovirus, e le fotografie che mostrò erano di particelle simil-virali senza nessuna prova che fossero virus. (4)

A tutt'oggi il vero virus non ancora stato isolato, e le foto che vengono spesso mostrate sulle copertine dei giornali sono sempre e soltanto realizzazioni grafiche di fantasia. Eppure, grazie a quella famosa conferenza stampa, da quel momento tutto il mondo ha cominciato a credere che l'Aids fosse dovuto ad un virus. Così è nato il problema HIV e così dal 1984 ad oggi sono stati pubblicati più di 10.000 studi sull'HIV, ma nessuno di questi ha potuto dimostrare in maniera plausibile o provare in modo concreto che l'HIV causi l'AIDS. A tutt'oggi non esiste un documento scientifico ufficiale che fornisca una prova definitiva.

KARY MULLIS

Il premio Nobel Kary Mullis, inventore della PCR (Polymerase Chain Reaction), ha cercato invano per anni questo fondamentale documento. Di conseguenza ad ogni occasione, congresso scientifico, conferenza, seminario o incontro ha interpellato svariati virologi ed epidemiologi su dove trovare il riferimento bibliografico che spiegasse come l'HIV provochi l'AIDS. Ma nessuno dei colleghi è mai stato in grado di precisarlo. E neanche Montagnier e Gallo (considerati i massimi esperti mondiali di Aids) sono stati in grado di fornirglielo. Perché non esiste. (5)

LA "PROVA" FORNITA DAL NIAID

Per mettere una toppa a questa grave carenza, nel 1994 l'Ufficio di Comunicazione del NIAID/NIH, National Institute of Allergy and Infectious Diseases /National Institute of Health, realizzò un documento intitolato : " La Prova che l'HIV è causa dell'Aids".

È il documento più completo che si conosca che tenta di rispondere all'affermazione che l'HIV non è la causa dell'Aids. Ma questo elaborato, che viene spesso citato come prova definitiva, di fatto non è documento scientifico, come hanno dimostrato in una puntuale confutazione alcuni ricercatori internazionali.(6)

Oltre ad essere un documento anonimo, è infatti seriamente screditato dal mancato rispetto degli standard scientifici e fallisce nel fornire una prova credibile a sostegno del suo assunto fondamentale. Si tratta quindi soltanto dell'ennesimo strumento di propaganda.

UNO SCIENZIATO "CONTRO": PETER DUESBERG

Peter Duesberg, membro della prestigiosa National Academy of Science, è docente di biologia molecolare e cellulare presso la University of California a Berkeley, oltre ad essere un pioniere nella ricerca dei retrovirus e il primo scienziato ad aver isolato un gene del cancro.

È uno dei pionieri più prestigiosi tra i dissidenti della ricerca. Gli ingenti finanziamenti di cui disponeva come ricercatore di fama mondiale gli sono stati drasticamente ridotti quando ha cominciato a mettere in dubbio il dogma Hiv- Aids e la teoria della trasmissione sessuale del morbo.

Il primo marzo 1987 sulla prestigiosa rivista Cancer Research comparve un suo articolo in cui affermava che non vi erano prove convincenti del fatto che un retrovirus come l'HIV sia in grado di causare l'AIDS.

Da allora Peter Duesberg è uno degli uomini più discussi d'America. Le sue ipotesi e le sue affermazioni sono state di volta in volta definite 'irresponsabili', 'pericolose', 'immorali', 'dannose' e perfino 'criminali'. Per alcuni Duesberg è una 'minaccia pubblica', per altri invece un 'novello Galileo' in lotta contro la ottusità dominante.

Secondo il direttore dell'autorevole periodico medico The Lancet, Duesberg è "probabilmente lo scienziato vivente più diffamato in assoluto": per altri addirittura "il Nelson Mandela dell'AIDS, colui che guida la lotta contro la Apartheid dello HIV".

Nonostante le sue previsioni trovino sempre più conferme a livello epidemiologico, oggi è stato emarginato da una comunità scientifica che ha tutto l'interesse a perseguire una strada ricchissima di finanziamenti. Le sue tesi non sono ancora state confutate, mentre alle sue domande ed obiezioni si è risposto che: "...dovrebbe essergli impedito di parlare in televisione. Sì, una linea auspicabile sarebbe quella di impedire i confronti televisivi con Duesberg" (Nature, 1993)

INNOCUITA' DEI RETROVIRUS

Dal 1970, anno in cui si ipotizzò l'esistenza dei retrovirus, ne sono stati individuati ed isolati circa 200, tutti assolutamente innocui. Tutti meno quello HIV, che oltre ad essere assolutamente terribile è anche l'unico mai realmente isolato.

PROGETTO GENOMA E RETROVIRUS

Ma sin dal 2001, anno in cui sono arrivati i risultati del Progetto per la mappatura del Genoma Umano è stato chiaro che stava per essere irrimediabilmente buttato a mare il concetto stesso di "retrovirus".

Per comprendere a fondo la questione è necessaria una breve digressione di storia della biologia.

La visone accettata sin dagli anni '50 era che il DNA trascrive le informazioni al RNA, (e mai il processo inverso) attraverso una relazione gerarchica rappresentata dal flusso unidirezionale DNA -> RNA -> proteine.

Il RNA (acido ribonucleico), era quindi considerato l'umile messaggero del DNA (acido desossiribonucleico), che governava invece la cellula. Questo era il dato fondante del cosiddetto "Dogma Centrale della Genetica Molecolare", su cui si è basata tutta la biologia dagli anni cinquanta in poi.

Il concetto di "retrovirus" prese forma quando nel 1970 fu scoperto, in estratti di certe cellule, un enzima (denominato poi "transcriptasi inversa") capace di convertire la molecola di RNA in DNA. I ricercatori, insomma, verificarono che alcuni RNA trascrivevano se stessi "all'inverso" al DNA. Ma (in ossequio al Dogma Centrale) si dissero che qualsiasi cosa causa la trascrizione dal RNA al DNA è da considerarsi eccezionale e deve essere una sorta di contaminazione virale (da cui il termine "retrovirus").

Dunque, negli anni '70, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo la attività transcriptasica inversa venisse rivelata si riteneva che i retrovirus fossero presenti. Questo si dimostrò un grave errore, poiché era già noto agli inizi degli anni '80 che la medesima attività enzimatica era presente in tutta la materia vivente provando così che la transcriptasi inversa non aveva niente a che fare con i retrovirus per sé. (7)

La questione è stata ben sintetizzata nel 1998 dal virologo Stephen Lanka: "...studiando la biologia evolutiva trovai che ognuno dei nostri genomi, e quelli delle maggiori piante e animali, è il prodotto della cosiddetta trascrizione inversa: RNA che si trascrive nel DNA. [...] L'intero gruppo di virus cui l'HIV apparterrebbe, i retrovirus [...] nei fatti non esiste per nulla". (8)

Ciò nonostante molti scienziati non tennero conto di questa evidenza e continuarono a lavorare alacremente sulla ipotesi oramai falsificata. Ma gli ultimi sviluppi del Progetto Genoma Umano dimostrano ormai inequivocabilmente che il passaggio da RNA a DNA non è affatto una aberrazione, piuttosto è ciò che potrebbe spiegare la complessità umana. Il DNA sarebbe allora come una sorta di libreria dove il RNA va a prendere le informazioni che gli servono per governare la cellula.

Il Dogma Centrale è soltanto una costruzione teorica che non ha retto alla prova dei fatti. Queste recenti scoperte segnano la fine del paradigma HIV/AIDS, e spiegano perché la scienza ha fallito la cura della malattia a dispetto di almeno venti anni di sforzi. Perché se l' HIV è un retrovirus, la teoria virale dell'Aids è priva di fondamento.

4 - QUANTO SONO AFFIDABILI I TEST SULLA SIEROPOSITIVITÀ?

I test dell'Aids (Elisa e Westernblot) non sono attendibili perché, oltre a non essere precisi, esistono più di 60 fattori diversi che possono dare dei falsi positivi.

I test non sono standardizzati, i risultati variano da laboratorio a laboratorio, le linee guida per la loro interpretazione variano da paese a paese.

Inoltre si può risultare positivi al Westernblot e negativi all'Elisa, o viceversa.

Due sono le analisi fondamentali per stabilire la sieropositività in una persona: l'Elisa e il Western Blot. Nell'Elisa una miscela di proteine dell'Hiv reagisce con anticorpi nel siero prelevato dal paziente, provocando una variazione di colore nel preparato. Il test Elisa produce fino al 90% di errore in una sola direzione (i negativi li fa diventare positivi, i positivi rimangono tali e quali). Nel WB, le proteine dell'Hiv vengono separate su una striscia di nitrocellulosa. Questo consente una reazione individuale delle singole proteine, che vengono visualizzate con una serie di bande di colore più scuro. L'esame WB viene utilizzato di solito a conferma di un test Elisa positivo, ma risulta altamente impreciso anch'esso.

NON ESISTONO CRITERI STANDARD

Prima del 1987 una sola banda Hiv specifica era considerata come prova di un avvenuto contagio, in seguito si venne a scoprire che il 25% degli individui sani - e non a rischio - presentano bande Hiv specifiche e quindi fu urgente ridefinire un WB positivo aggiungendo bande extra e selezionandone di particolari.

Ma anche in tal modo i problemi sono sempre presenti: su 89.547 campioni di sangue analizzati, prelevati da degenti non a rischio ed in maniera anonima in 26 ospedali americani, una percentuale del 21,7% dei maschi e il 7,8% delle femmine risultò positiva al test WB. Quindi la correlazione tra anticorpi Hiv e Aids, comunemente accettata dagli esperti, sembra un'invenzione dell'uomo. L'artificiosità di tale relazione è evidente nel dato di fatto che istituti e nazioni differenti stabiliscono come test di sieropositività serie di bande WB diverse.

Questo comporta che in Australia un test richiede quattro bande per essere positivo, mentre negli USA ne sono sufficienti due o tre, che siano o meno le stesse bande richieste in Australia. In Africa, addirittura, basta una sola banda. A conti fatti, una persona esaminata ipoteticamente lo stesso giorno nei tre differenti luoghi, può risultare sieropositiva in un paese e sieronegativa in altri.

Il sistema di valutazione varia addirittura da laboratorio a laboratorio di uno stesso stato e, nella medesima sede di analisi, anche da un giorno all'altro si possono riscontrare risultati differenti! Un documentario che la Meditel Produzioni ha realizzato a Londra per la BBC nell'ottobre 1996 mostrò che un campione di sangue fornito da un volontario fu valutato tre volte positivo e due volte negativo nello spazio di un mese.

I FALSI POSITIVI

A rendere la tragicommedia una vera tragedia è la possibilità che ad una o più bande si possa verificare una falsa reattività. La reazione al test, evidentemente instabile, è spesso associata ad un aumento aspecifico delle immunoglobuline, il che si verifica in molte situazioni, come nel corso di malattie autoimmuni, di infezioni croniche, di malaria, di parassitosi, talvolta anche per motivi banali come una vaccinazione antinfluenzale.

Sono stati contati circa 60 fattori estranei all'HIV che possono determinare un test positivo. Secondo gli esperti queste reattività vengono innescate da anticorpi non Hiv (che tutti noi possediamo) reagenti alle proteine Hiv. In parole povere, un anticorpo che reagisce ad una determinata proteina non è necessariamente un anticorpo prodotto dal sistema immunitario come risposta specifica a quella certa proteina. E quindi le popolazioni povere dell'Africa, il continente con il maggior numero di casi di sieropositività, esposte ad una miriade di infezioni e che producono moltitudini di anticorpi, avranno una falsa reattività ai test molto più alta che in altri paesi.

IN DEFINITIVA: NESSUN VALORE AI TEST

La positività ai test ha un valore sostanzialmente nullo perchè: o essa è correlata in modo comunque incompleto a molte malattie, sia immunodepressive che non, anche estranee all'AIDS; o essa è però correlata anche ad un ottimo stato di salute, come dimostrano i milioni di sieropositivi, sanissimi da molto tempo; o essa, sicuramente, non dimostra la presenza dell'HIV o di qualsiasi altro virus; o essa, contrariamente a quanto si è voluto dare a credere, non equivale affatto ad una sentenza di morte: anche le disparate sindromi patologiche definite AIDS possono regredire quando l'organismo del paziente non è molto compromesso.

Mentre l'utilità dei test è nulla, il loro danno può essere immenso perchè: o la comunicazione al paziente del risultato positivo al suo test dell'AIDS provoca quasi sempre un grave trauma psichico e può sconvolgere la intera vita familiare, lavorativa, affettiva e sociale; qualcuno in passato si è anche suicidato. E non di rado la diagnosi di AIDS basata su questi test spinge i medici e il paziente ad intraprendere una terapia con AZT o altri "anti-retrovirali", che sono pesantemente tossici e producono effetti molto pericolosi.

5 - ASSENZA DI CORRELAZIONE TRA SIEROPOSITIVITÀ E MALATTIA

La grandissima parte dei sieropositivi può vivere una vita assolutamente normale per decine di anni senza riscontrare alcun sintomo di malattia. Alla fine degli anni '80 venne creato un clima di terrore sostenendo che i sieropositivi fossero dei condannati a morte, destinati a morire nel giro di 18 mesi. Si dava per scontata la corrispondenza tra sieropositività e malattia conclamata, e che lo sviluppo dell'AIDS per i sieropositivi fosse inevitabile e solo una questione di tempo.

In seguito si è riscontrato che soltanto una percentuale molto ridotta di sieropositivi sviluppa la malattia, mentre la gran parte dei cosiddetti "infetti" vive bene e a lungo senza mai riscontrare problemi. Eppure si continuarono a definire "malati asintomatici" le persone sieropositive.

Da molti anni ricercatori indipendenti (tra cui il prestigioso Gruppo di Perth, in Australia) sostengono che, poiché non è mai stata scientificamente provata la correlazione tra HIV e AIDS e la reale validità dei test, la cosiddetta sieropositività non significhi assolutamente nulla.

UNO STRANO TIPO DI VIRUS

Un grosso problema della teoria dell'AIDS è che i ricercatori non sono stati mai in grado di scoprire nelle persone sieropositive una quantità di virus tale da compromettere la salute. Ed un altro fatto clamoroso è che l'HIV non è citotossico; questo significa che quando il virus si moltiplica non distrugge le cellule presenti, come fanno invece altri virus che distruggono le cellule che infettano.

L'eminente virologo Peter Duesberg così commenta questo fatto: "il virus infiltra o infetta un numero molto basso di cellule, appena una su 100mila. Per essere nocivo, per uccidere (...) un microbo deve pur fare qualcosa. Altrimenti è come tentare di conquistare la Cina uccidendo tre soldati al giorno" (9).

Secondo Duesberg l'HIV si comporta come uno dei numerosissimi innocui microbi di transito sempre presenti nel corpo umano. Ed è esso stesso innocuo. Il fatto che milioni di persone abbiano contratto l'Hiv alla nascita eppure siano adulti sani è l'argomento più significativo, secondo Duesberg, contro l'ipotesi Hiv-Aids, perché dimostra che l'Hiv non può essere un agente patogeno letale.

VENTI ANNI DI INCUBAZIONE?

Per giustificare questo comportamento innocuo del HIV si è trovato l'espediente di definirlo un "lentovirus", cioè un virus che agirebbe sui tempi lunghi. Tutte le malattie infettive virali, salvo rare eccezioni, hanno una incubazione breve, di pochi giorni o settimane. Invece l'incubazione del virus dell'AIDS è stata calcolata inizialmente attorno ai 18 mesi, per aumentare poi di anno in anno, fino a raggiungere nel 1992, i 10/14 anni. Oggi addirittura si sostiene che l'incubazione arrivi a più di 20 anni (cioè si può tranquillamente convivere con l'Hiv per tale periodo senza avere nessun sintomo di malattia).

HIV, IL VIRUS CHE NON C'È

La letteratura medica ha registrato finora più di 5000 casi di AIDS sieronegativi (cioè presentano i sintomi ma non vi è presenza di HIV). Ma una peculiarità delle malattie infettive virali è che hanno una causa unica (il virus), e ovviamente non possono verificarsi in sua assenza. Così non c'è varicella senza il virus della varicella, non c'è morbillo senza il virus del morbillo e così via. Di conseguenza in teoria non può esistere Aids senza la presenza del cosiddetto retrovirus HIV. Eppure...

6 - COSA È DAVVERO L'AIDS

L'Aids, più che una malattia specifica, è una definizione che comprende un alto numero di malattie già conosciute. Queste malattie non sono affatto associate sempre ad immunodeficienza, sono definite AIDS solo se associate ad un test positivo.

L'AIDS È UNA CATEGORIA, NON UNA MALATTIA

Nessuna delle diverse malattie che attualmente definiscono l'AIDS è recente e nessuna si manifesta esclusivamente in persone sieropositive. Di fatto AIDS è il nuovo nome che i CDC (Centers for Disease Control) (10) americani hanno dato ad un insieme di affezioni comuni più o meno gravi, tra cui micosi, herpes, diarrea, alcune polmoniti, salmonella, tubercolosi. Se una persona ha la tubercolosi e risulta positiva al test allora "ha l'AIDS".

Se invece ha la tubercolosi ed il test è negativo, allora ha "soltanto la tubercolosi". È addirittura possibile che venga definito malato di Aids, ( sindrome da immunodeficienza acquisita), chi non ha nemmeno presenza di immunodepressione!

LA MALATTIA SI ADATTA ALLA DEFINIZIONE

La definizione di AIDS ha subito varie modificazioni, nel 1986, nel 1987 e nel 1993 e ad ogni revisione il numero delle condizioni patologiche ritenuto correlato all'AIDS viene aumentato: attualmente esse sono ben 29, e tutte già conosciute prima dell'AIDS. Esemplare è il caso dell'ultima revisione: Il 1° gennaio 1993 i CDC decisero di includere nella definizione di AIDS non una malattia, ma una condizione. Chi aveva un numero di linfociti T inferiore a 200 (anche se perfettamente sano) veniva incluso tra i malati di AIDS.

Questo ha fatto sì che il numero di casi di AIDS negli Stati Uniti raddoppiasse artificiosamente nel giro di una notte. Questa ricorrente variazione ha portato ad una continua dilatazione del numero dei soggetti definiti "malati di AIDS": se, ad esempio, negli Stati Uniti con la definizione del 1986 potevano essere definiti malati di AIDS mille pazienti, con quella del 1987 sarebbero diventati 1.300 e con quella del 1993 avrebbero raggiunto il numero di 2.275.(11)

Di recente è stata inclusa nell'elenco una nuova patologia tipicamente femminile, il cancro della cervice. Come ha svelato P. Duesberg: "...la ragione di questa aggiunta è solo politica: è stata dichiaratamente inserita per aumentare il numero delle femmine malate di AIDS, creando così l'illusione che la sindrome si stia diffondendo tra gli eterosessuali".(12)

L'AIDS NON È UGUALE IN TUTTO IL MONDO

Anche qui, come per i test di sieropositività, non esiste un criterio universalmente riconosciuto per la definizione della sindrome. La regola per stabilire cosa sia l'AIDS varia da nazione a nazione: la definizione di AIDS negli Stati Uniti è diversa da quella europea che a sua volta è diversa dalla definizione africana. La WHO, ( World Health Organization) (13) in Africa utilizza per definire l'AIDS due definizioni nettamente diverse, nessuna delle quali corrisponde ai criteri utilizzati negli USA o nella UE.

Generalmente in Africa non si richiede il test HIV, ma è sufficiente che un paziente presenti tre dei principali sintomi clinici (perdita di peso, febbre e tosse) più un sintomo minore (è sufficiente un prurito generalizzato) per poterlo dichiarare affetto da AIDS. E questo, come si vedrà più avanti, spiega la reale consistenza della presunta "catastrofe africana" .

7 - INFETTIVITA' E TRASMISSIONE SESSUALE

Il virologo Peter Duesberg è assolutamente convinto che l'Hiv non sia infettivo. Nel suo libro "Inventing the Aids virus" (1996), tra l'altro afferma: "Negli ultimi 14 anni oltre 500.000 pazienti di Aids sono stati curati da un sistema sanitario che comprende cinque milioni di medici, infermieri e ricercatori nessuno dei quali è stato vaccinato contro l'HIV. (...) quattordici anni dopo non c'è neanche un caso nella letteratura scientifica di un operatore sanitario che abbia presumibilmente contratto l'AIDS da un malato. Proviamo ad immaginare come sarebbe la situazione se 500.000 malati di colera, epatite, sifilide, influenza o rabbia fossero stati curati per 14 anni da personale medico e paramedico privo di vaccini e farmaci adeguati... migliaia avrebbero contratto quelle malattie."

A distanza di quasi dieci anni dall'uscita del libro le cose non sono affatto cambiate. Questo, secondo Duesberg, significa una sola cosa: "l'AIDS non è infettivo".

LA TRASMISSIONE SESSUALE

"Basta un solo rapporto!". Per anni questo è stato il terribile ammonimento che tutti i mezzi di comunicazione hanno continuamente diffuso.

Ed invece la trasmissione sessuale, che secondo gli "esperti" sarebbe il veicolo principale della diffusione del virus, si è dimostrata essere estremamente inefficace, dipendendo anche da più mille rapporti sessuali a soggetto per una reale possibilità di contagio.

Nel 1997 un gruppo di studiosi statunitensi (14) ha pubblicato i risultati di dieci anni di studi sulla trasmissibilità dell'Hiv tra eterosessuali nel nord della California. Lo studio ha stabilito che la trasmissione da maschio a femmina è estremamente bassa, approssimativamente lo 0.0009 per contatto sessuale, e approssimativamente otto volte minore è la trasmissione da femmina a maschio. Questo significa che una femmina dovrebbe avere almeno 3330 rapporti sessuali per raggiungere il 95% di probabilità di infezione.

Quindi, con la frequenza ipotetica di un rapporto sessuale al giorno, ci vorrebbero 2 anni e due mesi per avere il 50% di possibilità di infezione, e 9 anni per raggiungere il 95%.

Nel caso inverso, da femmina sieropositiva a maschio, la trasmissione dell'Hiv richiederebbe almeno 27.000 rapporti sessuali per arrivare al 95% di probabilità di trasmissione (cioè 74 anni di rapporti sessuali giornalieri!).

Se davvero la diffusione del virus fosse dovuta al sesso, l'Hiv sarebbe scomparso da tempo.

Ed infatti, nonostante l'allarmismo, l'AIDS è rimasto confinato a gruppi in cui sono presenti fattori di rischio ben precisi:

a) tossicodipendenti: (circa il 32% dei malati in USA e il 60% in Italia) si tratta di individui che oltre a subire gli effetti negativi dell'eroina, della cocaina, dell'alcool, delle anfetamine e di altre sostanze psicotrope (molte droghe hanno effetto depressivo sul sistema immunitario), si alimentano in maniera scorretta ed insufficiente e sono colpiti in modo più o meno continuo da infezioni multiple. In queste condizioni di vita l'immunodepressione è garantita.

b) omosessuali maschi: (circa il 62% in USA e il 48% in Europa) il problema riguarda soprattutto gli utilizzatori sistematici di droghe multiple, cocaina, extasy, alcool, poppers e nitriti assunti per via inalatoria a forti dosi (i nitriti sono sostanze molto reattive, causano immunodepressione, e vengono utilizzati per il loro effetto afrodisiaco e rilassante per la muscolatura sfinterica).

c) emofiliaci e politrasfusi (circa l'1% in USA e il 3% in Europa). I carichi di proteine estranee sono essi stessi immunodepressivi sia in emofiliaci sieropositivi che sieronegativi.15

8 - PREVISIONI CATASTROFICHE E STATISTICHE FASULLE

"Entro il 1996, dai 3 ai 5 milioni di statunitensi risulteranno positivi all'HIV e un milione morirà di AIDS"

Antony Fauci, direttore del NIAID - New York Times 14.1.86

"Entro il 1990 un eterosessuale su cinque sarà morto di AIDS"

Oprah Winfrey, The myth of hetherosexual AIDS, 1987

Da anni ormai l'Aids è in costante decremento ed è rimasta una malattia marginale, a dispetto di tutte le previsioni catastrofiche diffuse negli anni scorsi. Come mai allora tutti i mezzi di informazione continuano a diffondere statistiche sempre più allarmanti?

È possibile solo a costo di barare sui dati reali, con alcuni piccoli ma efficaci trucchi. Il primo è quello di presentare i dati cumulativi invece che suddividerli correttamente anno per anno. È evidente che se si sommano i dati di venti anni di rilevazioni il numero dei malati conclamati e dei sieropositivi sembra essere sempre in costante aumento.

Il secondo è quello di ampliare (arbitrariamente) di quando in quando il numero delle patologie che vengono correlate alla sindrome. Così dal 1° gennaio 1993 chi ha un numero di linfociti T inferiore a 200 (anche se perfettamente sano) viene incluso tra i malati di AIDS. Questo ha fatto sì che il numero di casi di AIDS negli Stati Uniti raddoppiasse artificiosamente nel giro di una notte.

Il terzo trucco, il più puerile ma il più utilizzato, è quello di presentare le "stime degli esperti" al posto dei dati effettivamente riscontrati. Le stime, oltre ad essere assolutamente opinabili, sono sempre al servizio del terrorismo mediatico: secondo le stime che venivano presentate dieci anni fa (con previsioni di aumento esponenziale anno per anno) oggi la metà della popolazione italiana avrebbe dovuto essere sieropositiva! La realtà è molto diversa: nel 2004 i sieropositivi in totale sono circa 130.000, che rappresentano meno dello 0,003% della popolazione italiana, mentre i casi di Aids conclamato totali dal 1982 ad oggi sono stati complessivamente 53.686.16

LE STATISTICHE AFRICANE

Ma la situazione più inverosimile riguarda l'Africa ed il Terzo Mondo: da molti anni vengono diffuse cifre catastrofiche da parte dell'UNAIDS, l'organizzazione del WHO che si occupa di Aids, che dimostrerebbero una crescita impressionante dell'epidemia.

Alla fine del 2004, nel documento denominato "AIDS Epidemic Update 2004" si è arrivati alla ragguardevole cifra di "39,4 milioni di persone che vivono con l'Hiv - ( ma che potrebbero variare da 35,9 milioni a 44,3 milioni - sic) con un numero di morti di pari 3,1 milioni (ma che potrebbe variare da 2,8 a 3,5 milioni - sic ).

Quando si analizza con attenzione questo documento dell'UNAIDS ci si accorge che si tratta soltanto di "...stime basate sulle migliori informazioni ottenibili" (sic).

Molte pagine del documento si dilungano su temi come la difesa delle donne dall'Aids (e perché non degli uomini?) o sulla presunta diffusione del morbo in Asia, ma nulla di più su come si arrivi a queste cifre.

Null'altro viene detto sul metodo di indagine utilizzato per stabilire i dati (peraltro così incerti). Eppure si tratta del documento ufficiale della massima organizzazione mondiale sull'Aids e su di esso si basa tutta la informazione che viene diffusa dai media.

Nel 1998 la pluripremiata giornalista inglese Joan Shenton, realizzando vari programmi tv sul tema, aveva esaminato criticamente questo sistema di calcolo: "Nei primi anni '90, il Programma Globale sull'AIDS del WHO (che più tardi venne sostituito dall'UNAIDS) dava impiego fino a 3.000 persone. Essi fornivano continuamente dati molto gonfiati alla stampa, e i rappresentanti ufficiali cominciarono a riportare questi casi stimati di Aids negli incontri pubblici per battere cassa coi finanziamenti, facendo sparire silenziosamente i dati realmente riportati. Mettemmo alla prova questi dati in un meeting alla London School of Hygiene and Tropical Medicine nel 1993, e ci fu una imbarazzata ammissione che quello che loro presentavano come dato di fatto, altro non era che un lavoro di supposizione" (...)

"In altre parole, gli africani possono tranquillamente andare a dormire con la consapevolezza che i presunti milioni di conterranei, donne e bambini ammalati di Hiv-Aids sono semplici "calcoli" fatti da un "programma al microcomputer" che usa un "modello di database" preparato dallo screditato e ormai defunto Programma Globale sull'AIDS del WHO. Per fortuna la realtà sul territorio non conferma nemmeno lontanamente l'immagine dell'epidemia" (17).

Infatti il WHO, attraverso il W.E.R. Weekly Epidemilogical Report, un bollettino settimanale poco pubblicizzato, fino al 2002 diffondeva anche il numero dei casi effettivamente registrati. Così si può verificare che nel 1995, a fronte dei 4,5 milioni di sieropositivi stimati, quelli realmente accertati erano invece 422.735, meno del 10%! Mentre, ad esempio, i casi di AIDS effettivamente registrati in Africa nei dodici mesi dal 1999 al 2000 sono 81.565.18 Davvero poca cosa se si pensa che in Africa vivono 800 milioni di persone e ne muoiono più di 10 milioni all'anno, di cui un milione per malaria. Che abbia ragione il prof. Lugi De Marchi, psicologo clinico e sociale, quando afferma che queste stime vengano ottenute "con quel particolare metodo di calcolo chiamato dati in libertà"? (19)

Dal 2003 però il WHO diffonde solo le stime, senza fare più menzione dei casi realmente accertati. Viene il sospetto che la discrepanza tra casi veri e stimati sia talmente alta anche oggi che non sia più conveniente pubblicizzare i dati reali per chi ha fatto della lotta all'Aids il proprio business.

9 - CATASTROFE AFRICANA?

L'ultimo dato sui casi realmente accertati di AIDS in Africa è stato diffuso dal WHO nel 2002: corrisponde a 1.111.663 casi totali cumulativi (dall'inizio dell'epidemia ad oggi). (20) Ben lontana dalle stime fornite, questa cifra rappresenta comunque un numero consistente di esseri umani. Ci sarebbe da preoccuparsi, se non sapessimo come si arriva in realtà ad ottenere la cifra suddetta.

COME SI DIVENTA CASI DI AIDS IN AFRICA

Come già riferito, l'Aids in Africa non è quasi mai diagnosticata con il test dell'HIV (troppo costosi e non sempre disponibili) ma in base a sintomi clinici. È sufficiente che un paziente presenti tre principali sintomi clinici (perdita di peso, febbre e tosse) più un sintomo minore (anche un prurito generalizzato) per poterlo dichiarare affetto da AIDS.

Questo in pratica significa che gli africani che soffrono di malattie da sempre presenti in quelle zone ora sono classificati come vittime dello AIDS. Così in Africa le statistiche sull'Aids possono essere gonfiate artificiosamente da una definizione capace di raggruppare sotto il suo largo ombrello malattie antiche (come febbre, diarrea, tubercolosi o malaria) cambiandone il nome.

Ma le cause di malattia in Africa continuano ad essere la crescente povertà, la malnutrizione, l'inquinamento dell'acqua, la mancanza di igiene. Nei paesi del Terzo mondo si continua, purtroppo, a morire per gli stessi tragici motivi per cui si muore da sempre. Soltanto che ora la maggior parte di questi decessi sono rubricati come AIDS. Per questi problemi storici non viene invocato nessun massiccio aiuto internazionale, preferendo spingere quei programmi "umanitari" che mirano ad assoggettare quante più persone possibile ai farmaci e ai test delle multinazionali occidentali.

IL RAPPORTO KRYNEN

Due leader di un gigantesco programma francese di volontariato sull'AIDS, i coniugi Krynen, dopo cinque anni di permanenza nel presunto epicentro della epidemia africana con una equipe di 150 medici e paramedici europei, hanno smontato totalmente i dati della finta epidemia: "In Africa, politici, operatori sanitari e utenti dei servizi hanno tutto l'interesse a gonfiare i dati della malattia per il semplice fatto che, per chi si occupa di Aids, sono disponibili enormi fondi internazionali". E continuavano, con un pizzico di humor nero: "Se in Africa sei un semplice affamato, nessuno si occupa di te, ma se sei un malato di Aids 750 organizzazioni assistenziali occidentali e le Nazioni Unite sono pronte a coprirti di cibo e pacchi-dono (...) Il giorno in cui non ci sarà più l'Aids se ne andrà il benessere" (21).

HARVEY BIALY

Il microbiologo Harvey Bialy ha trascorso otto anni nel continente africano per compiere ricerche scientifiche. In una intervista intitolata significativamente "L'epidemia di AIDS in Africa: un mito tragico" sostiene che non vi è assolutamente nessuna prova convincente che L'Africa si trova nel mezzo di una nuova epidemia di immunodeficienza infettiva, e che sono stai gli ingenti fondi internazionali disponibili per la ricerca AIDS/Hiv ad incentivare medici e politici a riclassificare come Aids malattie tradizionalmente presenti nel continente (22).

ENORMI RISORSE A DISPOSIZIONE

Per lo studio e la prevenzione dell'AIDS in Africa sono già stanziate risorse enormi rispetto a quelle destinate ad altre malattie veramente pericolose, come la malaria, che nell'Africa sub-sahariana uccide più di un milione di persone all'anno. Il Governo dell'Uganda, che ha potuto investire nel 1993 solo 57.000 dollari nella prevenzione e nel trattamento della malaria, ha ricevuto invece ben 6 milioni di dollari per la lotta contro l'AIDS. Così la presunta "catastrofe" diventa il grande business del secolo ed oggi esistono migliaia di organizzazioni non governative che operano in Africa nel campo dell'Aids: soltanto in Uganda se ne contano più di 700.

MADRI AFRICANE SIEROPOSITIVE

I progetti più recenti delle numerose associazioni che prosperano con la lotta all'AIDS in Africa si stanno ponendo l'obiettivo di sottoporre al test Hiv quante più persone possibile. Ma, come già abbiamo avuto modo di chiarire, particolari malattie da sempre presenti nel continente africano possono causare frequentemente una falsa reazione di positività al test Hiv. E perfino la condizione di gravidanza è tra le prime cause (anche in occidente) di falsa positività. A cosa serva allora questo screening di massa, oltre che ad incrementare a dismisura gli introiti delle multinazionali farmaceutiche produttrici del kit, è difficile comprenderlo. Questo non ha scoraggiato le cosiddette "associazioni umanitarie" dall'utilizzare il terrorismo mediatico per reclamare fondi. Una recente, massiccia (e costosa) campagna pubblicitaria della italiana CESVI invitava a donare soldi affermando che "...in Africa una madre su tre è sieropositiva".

IL CASO DEL PRESIDENTE SUDAFRICANO MBEKI

Nel 2000 cinque multinazionali farmaceutiche, sotto l'apparente veste di un progetto umanitario, proposero di abbassare i prezzi dell'AZT e di farmaci analoghi per utilizzarli massicciamente su donne incinte e neonati nei paesi del terzo mondo, per la cura e la profilassi della "infezione da HIV".

Nello stesso anno, alla vigilia del Congresso mondiale sull'AIDS, il presidente sudafricano Mbeki, preoccupato della manovra delle multinazionali, convocò una conferenza di specialisti internazionali per un dibattito aperto sugli effetti tossici dell'AZT e sulle alternative terapeutiche di trattamento dell'AIDS.

Tanto bastò a scatenare nei giorni successivi il linciaggio da parte della stampa internazionale. Mbeki venne definito un "pazzo" e un "criminale". Venne accusato di oscurantismo e superstizione e perfino di attentare alla vita delle popolazioni africane. The Observer, tra gli altri, arrivò a scrivere: "Mbeki lascia morire nel dolore i bambini malati di AIDS".

Eppure tra gli scienziati che aveva invitato alla conferenza c'erano premi Nobel, membri di Accademie delle Scienze, professori emeriti delle diverse discipline scientifiche. Quello che il presidente Mbeki proponeva era soltanto un libero dibattito, un confronto su dati reali, la verifica dell'efficacia di tali farmaci e sulla ben nota gravità degli effetti collaterali. Non accettando supinamente che la popolazione sudafricana venisse sottoposta a dei trattamenti di scarsissima efficacia e di altissima tossicità (23), la sua colpa, in sostanza, era quella di aver sfidato il potere dell'uomo bianco e di non essersi piegato agli interessi delle multinazionali farmaceutiche.

Per pagare queste cosiddette "cure e profilassi" si prospettava tra l'altro un indebitamento del Sudafrica di un miliardo di dollari verso la Banca Mondiale. La conferenza fu, come temuto dagli "ortodossi", un momento di reale informazione, che permise a tutti gli scienziati dissidenti di esporre le loro tesi e mettere in grave crisi il dogma Hiv-Aids. E di fermare l'utilizzo dell'AZT nei paesi africani. Ma ancora oggi, nonostante le sue resistenze si siano rivelate oltremodo sagge e ragionevoli, il linciaggio mediatico nei confronti di Mbeki continua.

10 - TERAPIE CHE UCCIDONO

Grazie al terrore creato intorno alla malattia sin dal suo apparire, è stato possibile far accettare la somministrazione di farmaci altamente tossici, che hanno portato benefici solo alle multinazionali che li producono. Nessuno dei sieropositivi rimasti sani per molti anni ha assunto questi farmaci (se non per sospenderli presto), mentre chi li ha presi per lunghi periodi sta male o è morto. Il famoso cestista Magic Johnson, e molti altri come lui che hanno rifiutato di curarsi con l'AZT e i farmaci retrovirali, sta benone, nonostante sia stato dato per spacciato vari anni fa.

LO AZT

Sintetizzato sin dal 1964 come farmaco antitumorale, l'AZT rimase accantonato per 20 anni poiché si constatò sperimentalmente che le cavie leucemiche trattate morivano in numero maggiore di quelle non trattate.

Data la sua elevatissima tossicità è impiegato come base per il veleno per topi! Ma nel 1984 la Wellcome, società che lo produce, lo tirò fuori di nuovo e, grazie al terrore ormai dilagante, riuscì a farlo approvare in gran fretta come farmaco anti-HIV.

Molti scienziati del gruppo dei "dissidenti" sin dall'inizio della "epidemia" hanno lanciato l'allarme contro il suo uso, che è molto più pericoloso della sindrome stessa. Ben sei studi indipendenti hanno provato una tossicità del farmaco 1000 volte superiore a quella dichiarata dalla Wellcome.

Il più grande studio mai effettuato sul farmaco, per numero di pazienti e durata, fu il "Concorde Trial", i cui risultati nel 1994 dimostrarono inequivocabilmente che tra i pazienti trattati non si verificava nessun beneficio, ed anzi si constatava un numero maggiore di decessi rispetto ai pazienti non trattati. (24)

Tra le conseguenza della somministrazione di AZT ci sono: distruzione del sistema immunitario, distruzione del midollo osseo, distruzione dei tessuti e della flora batterica intestinale, linfoma, atrofia dei muscoli, danni al fegato, al pancreas, alla pelle e al sistema nervoso.

Se una persona sana venisse sottoposta ad un trattamento continuativo con AZT in pochi mesi subirebbe effetti devastanti, simili a quelli dell'AIDS conclamato, fino ad arrivare ad un tasso di mortalità prossimo al 100%. Eppure, grazie alla strategia del terrore, questo farmaco così tossico, cancerogeno e privo di effetti benefici continua ad essere somministrato.

Così la Wellcome (casa farmaceutica produttrice) ne ha venduto 0.9 tonnellate nel 1987, è passata a 44.7 tonnellate nel 1992, ed il suo profitto lordo cresce in maniera esponenziale di anno in anno.

GLI INIBITORI DELLA PROTEASI

Definiti miracolosi dai media, in realtà i benefici clinici di questi farmaci non sono a tutt'oggi ancora stati provati. Mentre la lista degli effetti collaterali aumenta progressivamente, insieme al numero di insuccessi - che vanno dalle deformità fisiche alle morti improvvise - testimoniando una realtà completamente diversa. E lo stesso scienziato che li ha ideati, il dott. David Rasnik, sostiene che ci sono forti dubbi sull'efficacia clinica di tali farmaci. (25)

IL COCKTAIL HAART

Per evitare questi effetti devastanti, in tempi più recenti si è suggerito di utilizzare l'azione combinata di più farmaci a dosaggi più bassi (il cocktail HAART). Questo ha portato ad ampliare in maniera considerevole il numero dei pazienti, o dei cosiddetti "malati asintomatici" che possono essere a lungo sottoposti a tali "terapie". Con vantaggi evidenti per le case farmaceutiche che invece di farsi concorrenza possono spartirsi una torta ancora più grande, coinvolgendo nella cura anche persone che stanno benissimo.

11 - IL BAVAGLIO ALLA INFORMAZIONE

Tutte queste cose, benché sconosciute al grande pubblico, sono ben note nell'ambito degli addetti ai lavori.

Ma una cortina di ferro è stata messa a protezione del castello per non farle conoscere alle masse, che devono continuare ad essere indottrinate verso il dogma ufficiale. Così, quei pochi e valorosi giornalisti che hanno provato a dare voce agli scienziati del dissenso ben presto hanno dovuto fare i conti con una censura feroce, che ha pochi eguali nel mondo contemporaneo.

Celia Faber, giornalista statunitense, è stata tra le prime ad affrontare l'AIDS dal punto di vista "eretico". In una intervista a Massimiano Bucchi ha dichiarato di avere incontrato "...difficoltà pazzesche. (...) hanno cercato di farmi fuori in tutti i modi. La mia carriera giornalistica è stata duramente segnata da questa storia. Ho avuto minacce da Act Up 26 , ci sono stati articoli terribilmente offensivi nei miei confronti da parte del "Native" 27 . Fin dall'inizio i boss dei NIH28 mi hanno detto chiaramente che mi avrebbero impedito di intervistare i loro ricercatori per via di quello che avevo scritto" (29).

Neville Hodgkinson è giornalista del Times ed esperto scientifico del Sunday Times. Dopo i primi articoli in cui fu sostenitore della teoria dominante, enfatizzando i rischi della diffusione del virus, si rese conto che le statistiche reali mostravano "...che non c'era traccia dell'esplosione dell'Aids che era stata annunciata".

Così cominciò a considerare il punto di vista di Duesberg e dei vari dissidenti. Scrisse un lungo articolo che riportava le ipotesi di questo gruppo di scienziati: "riuscimmo ad inserire un richiamo in prima pagina e di nuovo le reazioni furono isteriche (...) nessun argomento scientifico, solo cose del tipo «perché infastidite i vostri lettori con teorie non dimostrate quando c'è una grande emergenza in corso per la salute pubblica» - ma nulla che rispondesse alle osservazioni dettagliate che Duesberg e gli altri facevano".

Sulla base delle successive esperienze di censura e attacchi personali oggi Hodgkinson dichiara: "Non credevo che si potesse essere così odiati solo per aver scritto delle cose o aver riportato le opinioni di scienziati che fino al giorno prima tutti ritenevano dei luminari. (...) Ad un convegno dove la mia casa editrice aveva chiesto l'autorizzazione per presentare il libro, uno scienziato si è fermato al nostro tavolo e ha detto ad un collega che lo accompagnava « se vedi in giro copie di questo libro in libreria o altrove, prendilo in mano e sputaci dentro in modo che nessun altro possa acquistarlo o leggerlo ». Non pensavo che degli scienziati, delle persone che dovrebbero essere aperte al confronto e alla libera espressione, potessero arrivare a tanto". (30)

John Maddox, direttore di "Nature", rivista scientifica custode dell'ortodossia, nel 1991 fece intravedere piccoli spiragli di apertura verso il gruppo dei dissidenti riunito sotto l'etichetta "Rethinking Aids", pubblicando un articolo intitolato "La ricerca sull'aids messa sottosopra" (31), in cui si facevano piccole concessioni alle ragioni degli "eretici".

Le reazioni degli scienziati ortodossi furono durissime, e benché nessuno portasse argomenti scientifici ma solo i consueti anatemi terroristici e invettive personali, Maddox si trovò costretto, nei mesi successivi, a rimangiarsi tutto, fino ad affermare che non bisognava più dare spazio alle opinioni di Duesberg (principale esponente del gruppo "Rethinking Aids").

Sulla questione due sedicenti scienziati italiani scrissero un articolo sulla stessa rivista sostenendo che: "...dovrebbe essergli impedito di parlare in televisione. Sì, una linea auspicabile sarebbe quella di impedire i confronti televisivi con Duesberg" . (32)

Da quel momento è scattata la censura sulle riviste scientifiche per ogni punto di vista alternativo (pur se documentatissimo e difficilmente confutabile). Semplicemente ogni ipotesi alternativa non doveva esistere. Oggi, anche se le previsioni dei dissidenti sono sempre più confermate, quasi tutta la stampa sembra essere allineata al dogma dominante. Ai pochi giornali e giornalisti che accettano le teorie alternative sull'Aids, l'unica possibilità rimasta è quella del silenzio, e non fungere da cassa di risonanza per le ormai screditate tesi dello establishment medico dominante.

12 - IL GRANDE AFFARE DELLA CATTIVA SCIENZA

La vicenda dell'AIDS è davvero speciale perchè mai nella storia della medicina così tanto denaro è stato riversato su una singola malattia. Di anno in anno le somme raccolte per la lotta all'AIDS si moltiplicano, fino ad arrivare alla cifra di 6,1 miliardi di dollari solo nel 2004. (33)

Con 100 miliardi di dollari già spesi nei soli Stati Uniti, è la più grossa impresa industriale, vicina a quella del dipartimento della Difesa.

La vendita dei test HIV è diventata una fonte di immensi guadagni. Molti scienziati coinvolti nella ricerca sullo AIDS possiedono società che vendono test e hanno milioni di dollari in partecipazioni societarie. L'AIDS per questi individui è un affare estremamente remunerativo. I ricercatori e i medici che hanno carriere e stipendi legati al virus sono circa 100.000, in buona parte americani.

I bilanci delle multinazionali del farmaco si accrescono di alcuni miliardi di dollari all'anno con la vendita dei farmaci antiretrovirali e dei test HIV. Organismi come USAID (U.S. Agency International Development), UNAIDS (United Nations AIDS program), WHO, ricevono stanziamenti annuali di centinaia e centinaia di milioni di dollari per combattere l'AIDS.

Più di 1000 organizzazioni umanitarie raccolgono in totale centinaia di milioni di dollari all'anno per aiutare i malati di AIDS. Il problema non è quindi la crescita dell'AIDS, ma, per quanto paradossale e grottesco possa apparire, l'esatto contrario, la sua eventuale scomparsa. Sono ormai così imponenti gli interessi economici politici e burocratici legati al virus HIV che la sua morte prematura potrebbe sconvolgere parecchi equilibri.

Così è una tragica ironia che proprio David Rasnik, scienziato che ha ideato gli inibitori della proteasi usati per la cura dell'AIDS, abbia dichiarato nel 1997: "Come scienziato che ha studiato l'AIDS per 16 anni, ho stabilito che l'AIDS ha poco a che fare con la scienza e che, fondamentalmente, non è nemmeno una questione medica. L'AIDS è un fenomeno sociologico tenuto in vita dalla paura, creato da una sorta di "maccartismo medico" che ha violato e mandato in rovina tutte le regole della scienza e che ha imposto a quella fascia di pubblico più vulnerabile una miscela di credenze e pseudoscienza"

E la giornalista Joan Shenton ne ha spiegato i motivi : " Quello che ho imparato in questi anni è che la comunità scientifica non è più libera. Oggi la scienza può essere comprata e le voci individuali di dissenso facilmente ridotte al silenzio a causa delle enormi somme di denaro convogliate nel proteggere l'ipotesi prevalente, per quanto sbagliata possa essere. La politica, il potere e il denaro dominano il campo della ricerca scientifica cosi estesamente che non è più possibile sottoporre a verifica una ipotesi divenuta dogma."

Su questo aspetto della cattiva scienza dell'AIDS malata di denaro, ci piace chiudere col sarcastico commento del premio Nobel Kary Mullis : "Un altro segmento della nostra società così pluralista - chiamiamoli medici/scienziati reduci dalla guerra perduta contro il cancro, o semplicemente sciacalli professionisti - ha scoperto che funzionava. Funzionava per loro. Stanno ancora pagandosi le loro BMW nuove con i nostri soldi" (34).

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L'Autore desidera ringraziare tutti i ricercatori che hanno messo a disposizione il frutto del loro lavoro, (in particolar modo il virologo triestino Fabio Franchi) e che spesso hanno visto le loro carriere troncate dalle loro affermazioni.

RIFERIMENTI

1 Intervista a Luca Rossi in "Sex Virus" - Feltrinelli

2 cfr. tra gli altri : T. McKeown - The Role of Medicine. Dream, mirage or nemesis? 1976,

T. P. Magill -The immunologist and the evil spirits – 1955 Journal of Immunology,

3 riportato in "Inventing the Aids Virus" Peter Dueberg - 1996

4 E. Papadopulos- Eleopulos et al. "Has Gallo proven the role of HIV in AIDS?" 1993

5 Cfr. "Ballando nudi nel campo della mente" di K.B. Mullis – Baldini e Castoldi, 2000.

6 "Rebuttal to the NIAID/NIH document" - Robert Johnston – co-fondatore di HEAL – Toronto; Mattew Irvin - co-fondatore di HEAL – Washington DC; David Crowe – presidente di Alberta Reappraising Aids Society

7 F. Franchi, "Alla ricerca del virus HIV", in Leadership Medica - 1997

8 Intervista a Stephen Lanka, di M. G. Conlan in Zengers Magazine - San Diego - October 1998

9 "Does HIV cause Aids? The Duesberg critique" – K.L. Billingsley, in Heterodoxy, febb. 1993

10 " Centers for Disease Control" Centri per il controllo delle malattie

11 F. Franchi, L. De Marchi "AIDS, la grande truffa" – ed. Seam 1996

12 "Inventing the AIDS virus", P. Duesberg - 1996

13 World Health Organization – Organizzazione Mondiale della Sanità

14 Padian et al. - 1997

15 "AIDS, la grande truffa", cit.

16 Aggiornamento 2004; Commissione Nazionale per la Lotta contro l’AIDS – Ministero della Salute

17 "Are 26 million Africans dying of AIDS?" - Joan Shenton 1998

18 W.E.R. n. 47 -26 november 1999, e W.E.R. n. 47 – 24 november 2000

19 F. Franchi, L. De Marchi "AIDS, la grande truffa" – ed. Seam 1996

20 - W.H.O. Weekly Epidemiological Report – n. 49, 6 dicembre 2002

21 riportato in "AIDS, la grande truffa", cit.

22 "How Africa became the victim of a non-existent epidemic of Hiv/Aids" - intervista di N. Hodgkinson

23 che proprio per questo motivo in Occidente stanno per essere accantonati

24 Concorde Coordinating Comittee, in Lancet, n. 343, 1994

25 Physician Desk Reference, 1994

26 Organizzazione gay negli U.S.A.

27 Giornale gay di New York

28 National Instutute of Healt

29 M. Bucchi – La scienza imbavagliata – ed. Limina 1998

30 riportato in "La scienza imbavagliata", cit.

31 in "Nature", 353, 1991

32 L. Checo Bianchi e G.B. Rossi in Nature, 362, 1993

33 dato fornito dal WHO, in " AIDS Epidemic Update 2004"

34 Kary Mullis, "Il caso non è chiuso" – in "Ballando nudi nel campo della mente", cit.

Teorie alternative sull'AIDS - bibiliografia ragionata

o INVENTING THE AIDS VIRUS (AIDS il virus inventato) Peter H. Duesberg - Ed. Baldini & Castaldi

Peter Duesberg è docente di biologia molecolare e cellulare presso la University of California a Berkeley, oltre ad essere un pioniere nella ricerca dei retrovirus e il primo scienziato ad aver isolato un gene del cancro. Gli ingenti finanziamenti di cui disponeva come ricercatore di fama mondiale gli sono stati drasticamente ridotti quando ha cominciato a mettere in dubbio il dogma Hiv-Aids e la teoria della trasmissione sessuale del morbo. Nonostante le sue previsioni trovino sempre più conferme a livello epidemiologico, è stato emarginato da una comunità scientifica che ha tutto l'interesse a perseguire una strada ricchissima di finanziamenti. Le sue tesi non sono ancora state confutate, mentre alle sue domande ed obiezioni si è risposto che: "...dovrebbe essergli impedito di parlare in televisione. Sì, una linea auspicabile sarebbe quella di impedire i confronti televisivi con Duesberg" (Nature, 1993)

o AIDS: e se fosse tutto sbagliato? Christine Maggiore - MACRO edizioni

Christine Maggiore ha pensato che la sua vita fosse finita quando risultò sieropositiva al test dell'HIV. Ha scritto questo libro per ridare speranza ad altri sieropositivi e spiegare tutte le mistificazioni connesse all'Aids, prima tra tutte quella che definisce la sieropositività come primo stadio di una malattia mortale. Indagando in maniera sistematica ha inoltre scoperto la grande inaffidabilità dei test hiv. Si è rifiutata di curarsi con i metodi ufficiali, preferendo una visione alternativa ed olistica. Oggi, a distanza di molti anni, è perfettamente sana e ha un figlio altrettanto sano.

o La rivoluzione silenziosa della medicina del cancro e dell'AIDS Heinrich Kremer - Macro Edizioni

Con questo libro il dott. Kremer, medico di fama internazionale, propone la sua tesi sull'HIV, e lo fa in modo scientificamente verificabile. Egli ritiene sbagliata l'opinione "scientifica" secondo la quale un virus misterioso, fino ad ora non isolato da nessuno, causa la malattia denominata AIDS, e in questo suo lavoro dimostra la inaffidabilità di queste tesi.

o BALLANDO NUDI NEL CAMPO DELLA MENTE Kary Mullis, - 2000, Baldini & Castoldi

Uno scienziato geniale quanto atipico: il Nobel, conquistato in età relativamente giovane, gli ha consentito di dedicarsi con maggiore assiduità al suo hobby preferito, il surf tra le onde dell'oceano. Tra i vari capitoli del suo libro c'è l'appassionata difesa di Peter Duesberg nella lotta contro l'establishment dell'Aids.

o LA SCIENZA IMBAVAGLIATA Eresia e censura nel caso AIDS Massimiano Bucchi - Edizioni Limina

Cosa è successo a tutti quegli scienziati (tra cui alcuni premi Nobel, grandi virologi internazionali, ricercatori di fama mondiale) che hanno provato a dissentire sull'ipotesi dominante nel campo dell'aids? In questo scorrevole pamphlet Bucchi ci racconta come chiunque abbia dissentito, sottolineato contraddizioni e palesi falsità, sia stato messo all'indice, privato della parola, licenziato, emarginato, ricorrendo spesso all'insulto personale, alle minacce, all'isteria. E come i media abbiano ampiamente avallato questo sistema di censura della verità.

Cloro e Bromo: I Rischi in Piscina

tratto dall'ottimo sito di informazione e divulgazione: http://www.anticorpi.info/

(Adnkronos Salute)

Sono state fra le protagoniste dell'estate e non passano di moda con l'arrivo della stagione fredda. Allo aperto o al chiuso, le piscine offrono a tutti gli appassionati di nuoto l'occasione per praticare tutto l'anno uno fra gli sport più sani, ma possono nascondere alcune insidie, secondo i ricercatori dell'Instituto de Salud Carlos III (Spagna) che hanno eseguito uno studio sui sottoprodotti di disinfezione (DBPs) presenti nelle loro acque.

Si tratta di sostanze che si formano quando elementi organici e minerali reagiscono con gli agenti disinfettanti come il classico cloro o il bromo e che sembrerebbero esporre al rischio di problemi respiratori e di genotossicità, cioè danneggiare il Dna e aprire le porte ad alcune forme di tumore.

Come riporta la rivista Environmental Health Perspectives online, questo studio è il primo a dare una caratterizzazione completa dei sottoprodotti di disinfezione (Dbps) nelle piscine coperte e a studiare la genotossicità della esposizione a tali sostanze chimiche tra i nuotatori.

Per l'indagine è stato dunque effettuato un esame completo dei Dbps in campioni di acqua prelevati da due piscine disinfettate con cloro o bromo e i dati sono stati messi a confronto con le eventuali modificazioni in alcuni speciali biomarker di genotossicità e con gli effetti respiratori degli sportivi. Gli scienziati hanno rilevato prove di effetti genotossici in 49 adulti sani dopo che avevano nuotato per 40 minuti in una piscina disinfettata con cloro.

Per quanto riguarda gli effetti nocivi sui polmoni, gli studiosi hanno ottenuto dati sospetti, ma non ancora abbastanza chiari per distinguere l'effetto del semplice esercizio fisico con quello dei DBPs. Ecco perchè gli autori dello studio auspicano che nuove e più approfondite ricerche vengano effettuate sull'argomento.

Il Metodo Gerson

Articolo tratto dall'ottimo sito: http://www.anticorpi.info/

Questo intervento è tratto dalla conferenza dell’autore alla Cancer Control Society del luglio 2009. In esso spicca con chiarezza l’importanza di mantenere il sangue su un PH soglia ottimale alla sua stessa buona ossigenazione e a quella dell’organismo.

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Una cellula carente di ossigeno non è più in grado di differenziarsi iniziando il cammino della "indifferenziazione” o cancerosi.

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Nel 1924, Otto Warburg (che in seguito sarebbe stato proposto due volte come candidato al Premio Nobel) fece l’interessante osservazione che le origini del cancro potevano farsi risalire alla ridotta capacità del torrente sanguigno di trasportare ossigeno.

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Senza ossigeno, le cellule perdono rapidamente ogni possibilità di sopravvivenza. Come reagiscono? Chiaramente, non è che il sangue smetta improvvisamente di trasportare ossigeno; piuttosto, la perdita della capacità di trasportare ossigeno è un processo graduale e non necessariamente continuo, a causa del quale gli effetti nocivi della privazione di ossigeno aumentano progressivamente.

Prenderemo inoltre in esame l’idea di Warburg (apparentemente sbagliata) secondo cui il deterioramento della capacità di trasportare ossigeno da parte del sangue, una volta cominciato, non può essere invertito.

La capacità del nostro corpo di mantenere un buono stato funzionale dipende da molte sue proprietà chimiche, elettriche e fisiche.

I globuli rossi Il torrente sanguigno è il nostro “oceano” interno, il liquido che rifornisce ogni cellula dell’ossigeno e dei nutrienti necessari per sopravvivere, portando via, allo stesso tempo, i prodotti di scarto, in modo che il metabolismo non sia ostacolato o contaminato dalle tossine a cui siamo soggetti per il semplice fatto che viviamo in un ambiente imperfetto.

Le strutture che permettono al nostro sangue di trasportare ossigeno sono i globuli rossi, piccoli emisferi vuoti che assorbono ossigeno alla superficie e sono abbastanza piccoli e flessibili da riuscire a insinuarsi nei minuscoli capillari che li trasportano nei punti più distanti del sistema circolatorio. Tutti i globuli devono galleggiare nel siero separati dagli altri globuli, altrimenti possono “coagularsi” e perdere la loro indispensabile flessibilità (per non parlare del fatto che diminuirebbe la superficie utile per trasportare ossigeno).

Ogni globulo rosso trasporta in superficie una certa quantità di elettroni, i quali gli conferiscono una carica negativa. Il pH del sangue dovrebbe essere leggermente al di sopra di 7.0, il pH dell’acqua neutra; al di sotto di 7.0 siamo in ambiente acido, al di sopra in ambiente alcalino. Un pH leggermente alcalino, tra 7.35 e 7.40, è considerato ottimale per il sangue.

I nostri processi fisiologici sono sensibilissimi a ogni minima variazione del pH, e il mantenimento dei valori corretti è definito “omeostasi”. Se uno solo dei valori ideali (concentrazione chimica, acidità, viscosità, temperatura, volume, etc.) varia anche di pochissimo, la nostra sopravvivenza è a rischio. Se il pH del torrente sanguigno scende sotto 7.0, il sangue “diventa acido” e gli elettroni che allontanano i globuli gli uni dagli altri vengono meno.

Senza ossigeno Sorge la domanda: «Cosa accade alle cellule del corpo quando non ricevono più ossigeno?». In molti casi, le cellule prive di ossigeno per lunghi periodi semplicemente muoiono. Decomponendosi, creano ancora più acidità, facendo scendere ulteriormente il pH. Alcune cellule, invece, per sopravvivere “cambiano marcia” e passano a uno stato in cui non hanno bisogno di ossigeno per creare energia.

Lo stato sano e normale della cellula è quello del metabolismo “ossidativo”, in cui l’ossigeno e i nutrienti vengono utilizzati per creare energia (ATP) e sopravvivere, funzionare e riprodursi. Altrimenti lo stato privo di ossigeno a cui passano, detto “fermentativo”, sottende, per creare energia, il processo molto meno efficiente della glicolisi. In tale stato, anziché produrre energia, acqua e anidride carbonica, le cellule producono quantità minime di energia e acido lattico, il quale diminuisce ulteriormente il pH circostante.

Poiché producono molta meno energia che nello stato ossidativo (solo circa il 7%), le cellule in stato fermentativo possono soltanto scindersi e crescere, scindersi e crescere, anziché contribuire all’efficienza del corpo. Esse non sono più cellule “differenziate” dei muscoli, dei nervi, delle ossa o dei grassi, con un’utile funzione all’interno del corpo; sono diventate cellule “indifferenziate” o cancerogene.

È importante capire che le cellule cancerogene non sono nemici che vengono dall’esterno. Esse rappresentano il tentativo disperato da parte di alcune cellule di sopravvivere anche quando non ricevono abbastanza ossigeno per un metabolismo sano. Dire che stiamo “combattendo il cancro”, quindi, rappresenta un fraintendimento totale: il “cancro” è solo il tentativo disperato delle nostre cellule di restare vive! Combattere contro di esse, in realtà, vuol dire combattere contro noi stessi.

Acqua salata

Molti libri e documenti che abbiamo consultato per studiare questo fenomeno affermano senza ombra di dubbio che il cancro non può sopravvivere in ambiente alcalino. Provate a immaginare cosa accade a un pesce sano di acqua salata se viene improvvisamente messo tra le chiare, fresche acque di un lago: i suoi organi interni, perfettamente funzionanti nell’acqua salata, nel nuovo ambiente si deteriorano e muoiono.

La stessa cosa accade alle cellule cancerogene quando l’ambiente acido in cui prosperano diventa alcalino. Dunque, mantenere il nostro ambiente interno a un pH ottimale di 7.35 dovrebbe prevenire il cancro, e persino invertirlo! La chiave per prevenire il cancro sta nel non lasciare mai che il pH del corpo scenda al di sotto di 7.35, se possibile.

Ci sono cibi e cibi Ora dobbiamo tornare al punto di partenza e scoprire perché i sistemi corporei non sono riusciti a espletare la loro funzione principale.

Scopriamo che i cibi che mangiamo, le scelte alimentari che compiamo più volte al giorno, hanno effetti notevoli sull’equilibrio acido/base del nostro torrente sanguigno. Ci sono cibi che creano e mantengono un sano ambiente alcalino, incoraggiando la circolazione dell’ossigeno nel nostro sangue, mentre altri creano e rafforzano un pericoloso ambiente acido. Questi non sono necessariamente cibi che risultano acidi o alcalini al gusto o alla misurazione, nella loro forma naturale: i limoni, per esempio, nonostante la loro acidità, quando vengono metabolizzati (digeriti), creano alcali nel nostro corpo.

È la natura chimica del residuo (le “ceneri”) rimanente dopo che l’alimento è stato metabolizzato a determinare se un alimento crea alcalinità o acidità.

Quando mangiamo prodotti vegetali, in genere, le ceneri rimanenti dopo che il nostro corpo “brucia” il carburante creano condizioni alcaline. All’altro estremo, quando consumiamo e metabolizziamo prodotti animali – per esempio pollo, pesce, bistecca, maiale, uova e latte (proteine animali) – le ceneri restanti tendono a creare acidità, a causa dell’elevato contenuto fosforico degli alimenti. Il fosforo delle ceneri si combina con l’acqua del nostro corpo, creando acido fosforico.

Se mangiamo sempre alimenti che creano acidità, senza bilanciarli con alimenti che creano alcali, costruiremo e manterremo per le nostre cellule un ambiente acido, quindi anaerobico (privo di ossigeno). Questa condizione, come ha fatto notare Warburg, favorisce il cancro. Possiamo vedere i risultati della succitata sequenza nello stato di salute della popolazione degli Stati Uniti, dove il consumo di carne e di alimenti animali è maggiore che nel resto del mondo: l’incidenza dei tumori, negli Stati Uniti, è oggi di una persona ogni 2.3, e aumenta sempre di più.

T. Colin Campbell, PhD, il più insigne nutrizionista degli Stati Uniti (e forse del mondo intero) ha analizzato i rapporti tra proteine animali e cancro in uno studio condotto nelle Filippine. In certi casi, riducendo l’assunzione di proteine animali, la crescita del tumore s’invertì.

Un genio della medicina Il dottor Max Gerson, il famoso medico tedesco definito dal suo amico premio Nobel Albert Schweitzer “Uno dei più importanti geni della Medicina mai esistiti”, scoprì che facendo seguire ai pazienti una dieta strettamente vegetariana, eliminando dall’ambiente tutti i fattori noti come cancerogeni e “inondando” il corpo di nutrienti vegetali bio-disponibili, essi rispondevano in modo molto positivo dopo appena una settimana o meno!

La circolazione migliorava, il trasporto dell’ossigeno era ripristinato e il sistema immunitario tornava ai compiti che gli erano propri, ovvero: proteggere il corpo dalle infezioni e dalle cellule anomale, e ricostruire le strutture danneggiate. Si tenga presente, per favore, che uno degli importanti effetti di una dieta strettamente vegetariana è il rapido ripristino del giusto livello di pH nel sangue, e quindi della sua capacità di trasportare ossigeno, o ciò che Warburg riteneva impossibile!

Dopo un anno e mezzo-due, la terapia dietetica di Gerson, unita a una potente disintossicazione del fegato, può invertire e riparare i danni provocati da una vita di scelte nutrizionali inadeguate, invertire un tumore avanzato, ricostruire i sistemi di organi danneggiati e ripristinare una salute duratura.

Per esempio, uno dei pazienti del dottor Gerson, William Schickel, cominciò la terapia Gerson all’età di 32 anni, mentre stava morendo per un linfoma avanzato e incurabile. Guarito, ha avuto una lunga vita produttiva ed è morto solo qualche mese fa, a quasi novant’anni.

Ebbene, la Terapia Gerson è chiaramente molto di più che un insieme composto da dieta vegetariana, succhi e clisteri disintossicanti al caffè.

Nel mondo di oggi il cancro è diventato molto diffuso a causa del modo in cui mangiamo; degli inquinanti chimici che immettiamo continuamente nell’aria, nell’acqua e nel cibo; del fatto che le piante crescono su suoli carenti, con fertilizzanti artificiali e pesticidi velenosi; dei farmaci tossici che prendiamo su prescrizione o agli angoli della strada; della mancanza di informazioni da parte delle istituzioni mediche, farmaceutiche, agricole e scientifiche sugli effetti nocivi delle loro pratiche redditizie, ma tossiche e dannose.

Da quasi 100 anni, benché vi siano stati investiti centinaia di miliardi di dollari, la “ricerca” sul cancro ha accuratamente evitato di prendere in considerazione l’opera di Gerson e Warburg, che già da molto tempo l’avrebbe condotta a una cura efficace del cancro. È sufficiente considerare ciò per concludere che gli interessi commerciali delle agenzie mediche, farmaceutiche e governative non hanno nulla a che fare con la cura della malattia cronica, poiché nessuno si può arricchire raccomandando una dieta sana.

Sta ai singoli individui riscoprire da soli l’opera di chi ha svelato, nel corso dei secoli, i segreti della salute e della guarigione.

I clisteri per sostenere il fegato Uno degli elementi più importanti della Terapia Gerson sono i clisteri disintossicanti al caffè. Quando il corpo riceve una grande quantità di nutrienti, attraverso 13 succhi di frutta e verdure al giorno, appena spremuti, e tre abbondanti pasti vegetariani, l’ambiente interno del corpo diventa alcalino.

Non solo le tossine accumulatesi tutta la vita all’interno delle cellule fuoriescono, ma le cellule maligne cominciano a morire. I residui di questi due processi devono essere trasportati dal torrente sanguigno, condotti al fegato e filtrati per essere espulsi. Ma il fegato di un malato di cancro è già molto compromesso e potrebbe essere sopraffatto dal carico addizionale di tossine e cellule cancerogene morte.

Senza un adeguato supporto per espellere le tossine dal fegato, il paziente potrebbe cadere in coma epatico (del fegato) e persino morire. Nei primi stadi della terapia Gerson anticancro, sono necessari fino a cinque o più clisteri quotidiani di caffè, per favorire il deflusso delle numerose tossine dal fegato e dal tratto intestinale. Attenzione, per favore: il clistere di caffè non è finalizzato a svuotare il colon; il suo preciso compito è quello di far defluire le tossine dal fegato. È anche un potente analgesico, in quanto la tossicità è la causa fondamentale praticamente di ogni dolore cronico.

Howard Straus, nipote del Dottor Max Gerson, si è laureato al Massachusetts Institute of Technology (MIT), e attualmente vive a Carmel, in California. Da 20 anni si impegna per la terapia Gerson, come uno dei direttori del Gerson Institute, redattore capo del Notiziario Gerson Healing Newletter, Presidente del Cancer Research Wellness Institute e come editore di numerosi volumi e opuscoli sulla Terapia Gerson. Ha negoziato la pubblicazione in 9 lingue del volume Healing the Gerson Way (Guarire con il Metodo Gerson, pubblicato in Italia dalla Macro Edizioni nel 2009) ed è l’autore di una biografia di suo nonno: Dr. Max Gerson: Healing the Hopeless, tradotto anche in tedesco.

Howard Straus ha tenuto conferenze in Tailandia, Malesia, Singapore, Giappone, Canada e in molte località negli Stati Uniti, ed è spesso ospite su programmi radiofonici che trattano il tema del benessere. E’ apparso sulla TV nazionale in Singapore e Colombia.

I nuovi pirati dell'Alimentarius

tratto dall'ottimo blog: http://vedosentoeparlo-bacab.blogspot.com/

Una faccenda che riguarda tutti gli abitanti del mondo, bianchi e neri, anziani e neonati, femmine e maschi, vegetariani e carnivori, ricchi e meno ricchi, e che sconvolgerà la vita sul pianeta Terra si chiama Codex Alimentarius.

Trattasi di un codice internazionale, cioè di una legge la cui entrata in vigore non è prevista tra 20 o 30 anni, ma è stata annunciata il 31 dicembre 2009. Tale codice avrà effetti enormi e devastanti sul modo di vivere nostro, dei nostri figli, dei nostri nipoti, dei nostri amici animali.Nessun terremoto distruttivo al mondo, nessuno tsunami, nessun meteorite gigante, potrebbe arrecare più danni e distruzioni di quanto un gruppo nutrito, di uomini e di interessi commerciali coalizzati, sta tramando contro la maggioranza delle creature viventi del pianeta Terra.

Non è un argomento da salotto, una bega tra vegetariani e onnivori, tra bevitori di succo d’arancia e poppatori di mammelle bovine infette. E neanche una querelle tra mangiatori di frutta e verdura e addentatori di cadaverina rappresa, tra salutisti naturali e salutisti della farmaco-Viagra-dipendenza.

E’ invece una seria faccenda planetaria che rischia di sconvolgere per sempre tutti i residui valori ed i tradizionali equilibri della Terra.

Siamo nelle mani di una banda di irresponsabili ladroni, di grandi disegnatori-progettisti-laboratoristi-chimici, mossi da motivazioni macro-economiche e da particolarismi ben precisi ed individuati, che stanno facendo pieno uso dei meccanismi nazionali ed internazionali (vedi OMS, FAO) per intrappolare ed ingabbiare il mondo intero nei loro folli disegni di conquista globale, con la certezza di causare un disastro senza precedenti per la salute del genere umano e delle creature che vivono sul nostro satellite solare.

Salute disastrata significa dopotutto più business per la Coalizione del Prodotto Chimico-Farmaceutico, più potere per la Coalizione del Male, ed è dunque un obiettivo utile e desiderabile.

Il Codex Alimentarius determinerà gli standard di sicurezza e le regole dei settori alimentare, farmacologico, sanitario, agricolo, industriale, commerciale, igienistico, etico e legale, in oltre 160 nazioni, ovvero nel 97% della popolazione mondiale, con la sola eccezione per ora di India e Sud-Africa, e forse della Korea del Nord e dell’Iran. I nuovi standard prevedono di mettere fuori-legge ogni metodo alternativo e naturale nel campo della salute, eliminando ogni terapia naturista oggi in uso.

Incapaci di sconfiggere concettualmente ehretisti e sheltoniani, i cervelli dell’ordine medico-farmaceutico, i cervelli dell’Aids e del Papilloma Virus, gli emissari della Pfizer e della GlaxoSmithKline, gli stessi autori del disastro di Kano, gli stessi dell’attentato a Tina Anselmi, i medesimi delle mazzette miliardarie al Ministro della Salute De Lorenzo per imporre le vaccinazioni obbligatorie anti-epatite in Italia, stanno ora ricorrendo al sofisticato strumento della politica internazionale.

Uno stratagemma legale e diabolico che spazzi via finalmente l’immondizia e la crescente rompitura-palle dell’intransigenza e dell’opposizione, da parte delle agguerrite minoranze. Un trucco che permetta di mandare in carcere chiunque al mondo si permetta di proporre ignobilmente guarigioni senza i preziosi e indispensabili farmaci, o di mettere a nudo le pretese incongruenze ed assurdità di certe cure mediche.

L’obiettivo è molto preciso: si vuole distruggere e radere legalmente al suolo chi protesta contro i farmaci e gli integratori sintetici, contro i diserbanti e gli OGM, contro le pesti inventate su Aids e Papilloma Virus, contro le varie assegnazioni corrotte dei premi Nobel.

Si vuole mettere un bavaglio a chi scrive e informa in modo libero e indipendente. Si vuole disattivare e mettere dietro le sbarre scienziati onesti come Peter Duesberg, dando più voce in capitolo ai farabutti e ai mendicanti di sovvenzioni e prebende. Si vogliono spazzare via le cliniche salutistiche naturali del mondo intero, tappando la bocca e legando le braccia ad ogni dissidenza. Si vuole rendere pan per focaccia ai medici alternativi che hanno osato mettere a nudo, mettere in crisi, mettere in berlina, le debolezze e le fragilità culturali e operative della medicina mondiale. Si vuole imporre al mondo il diktat planetario della chimica e della farmacologia, del non-cibo e del pesticida, dell’integratore e della vitamina sintetica, dell’ormone di crescita e degli OGM.

Possiamo ben dire che Hitler, Stalin e Mao messi assieme, farebbero la figura di scolaretti birichini e discoli delle elementari che tirano dei pallini di carta con la fionda, di fronte a questa accozzaglia pericolosa e sinistra di mafiosi internazionali, che ha allungato i suoi mostruosi tentacoli su tutti i centri di potere nazionali e mondiali del pianeta, sull’ONU, sulla OMS, sulla Casa Bianca, sui presidenti e sui premier di tutti gli stati, sui sovrani e sui dittatori di ogni paese democratico e di ogni repubblica delle banane, sui partiti politici e sui sindacati, sulle reti televisive, su quotidiani e riviste, su bollettini e opuscoli di ogni centro culturale regionale e comunale.

Le origini della chimica-farmaceutica sono oggi più che mai chiare.

Conoscete Bill Rockefeller, colui che ha tesaurizzato molto meglio e di più delle elemosine e delle donazioni miliardarie clintoniane, delle fondazioni pro-Aids e pro-Papillovirus dell’ex-presidente americano?

Poco colto, privo di scrupoli, senza conoscenze e studi in campo medico, con poche nozioni di contabilità, ma armato di una avidità feroce ed impressionante, riuscì ad imporre al mercato americano il suo prodotto, per quei tempi rivoluzionario, chiamato Nujoil (in slang americano Newoil, ovvero Nuovo olio). Come scienziato valeva zero, ma come commerciante venale e lazzarone batteva il miglior Paperon de Paperoni, tanto che il grande Walt Dysney pare essersi ispirato proprio a lui, nell’invenzione del Papero multimiliardario che tutti conosciamo.

Intorno al 1860, il vecchio Bill Rockefeller vendeva questi flaconi scuri colmi di semplice petrolio grezzo agli ingenui contadini del suo tempo, qualificandoli come speciale panacea chimica contro il cancro e contro la costipazione. Un flacone di 30 g costava alla Standard Oil 21 centesimi di dollaro, e lui rivendeva tale emerita schifezza a 2 dollari, con un guadagno del 1000%, ovvero di 10 volte tanto, facendo arrossire di vergogna ogni venditore dell’universo, ma non certo i trafficanti odierni di porcherie chimiche, capaci di fare ancora meglio di lui.

Quando le ricerche mediche appurarono che il Nujoil era nocivo e cancerogeno, Rockefeller non disarmò, ma cambiò la formula, aggiungendovi del carotene, e pagò il senatore Roger Coperland 75000 US$/anno per promuovere e prolungare la sua incredibile frode.

L’impero Rockefeller fu costruito grazie a questo incredibile inganno, col quale si convincevano i creduloni e i malleabili a bere con gusto e fiducia petrolio grezzo addizionato di carotene sintetico. Ed è così che furono poste le basi e le fondamenta dell’industria chimico-farmaceutica di oggi. Un bell’esordio davvero. Roba da essere fieri ed orgogliosi di appartenere a quel carro funebre-carnascialesco.

Il consorzio chimico-farmaceutico moderno, quello che oggi conosciamo, è stato concepito da un’associazione condotta dagli eredi Rockfeller e dalla IG Farben della Germania nazista. La compagnia Standard Oil, appartenente ovviamente a John D. Rockefeller, deteneva nel 1939 il 15% delle azioni del nuovo consorzio tedesco-americano.

Non a caso, gli stabilimenti industriali della IG Farben vennero accuratamente evitati dai bombardamenti americani durante l’ultima guerra mondiale.

Sin dal 1932, la IG Farben aveva finanziato Adolf Hitler con 400.000 Marchi di allora. Senza tale aiuto il secondo conflitto mondiale non avrebbe mai avuto luogo, sentenziò il Tribunale di Norimberga del 1951.

Nel 1941, l’IG Farben costruì la più grande industria chimica del mondo ad Auschwitz, sfruttando la disgraziata manodopera dei campi di concentramento, e fabbricando pure il micidiale gas Zyklon B.

A Norimberga, vennero dichiarati colpevoli di genocidio, schiavitù, furto e altri orribili crimini, 24 responsabili della IG Farben, e la ditta venne divisa legalmente in BASF, Bayer e Hoechst. Le due dozzine, vennero però liberati dal carcere già nel 1952, con l’aiuto di Nelson Rockefeller, il loro ex-padrone commerciale che a quei tempi era ministro degli Affari Esteri negli USA. Una volta liberati, gli ex-capoccia IG Farben si infiltrarono nell’economia tedesca occupando ruoli industriali di primaria importanza.

Nel 1955 l’industria chimica mondiale viene raggruppata sotto gli auspici della Camera di Commercio Internazionale delle Nazioni Unite e del governo tedesco, sotto il nome latino di Codex Alimentarius, una sigla di comodo sotto la quale stanno concentrati e camuffati i più intricati e sporchi interessi del globo.

I partiti europei che contano, di destra e di sinistra, verranno poi sostanziosamente finanziati dalle industrie chimico-farmaceutiche, allo scopo di assicurarsi il monopolio dei trattamenti di malattie vere come il cancro e le cardiopatie, di malattie inventate (come quella sull’Aids maschile), e di quelle in via di invenzione (come il nuovo Aids femminile chiamato HPV o Papillovirus).

Una vera legione di individui e di centri di potere che facciano lobby e facciano mafia per l’industria farmaceutica è stata ingaggiata per influenzare legislatori, controllare gli organi di controllo, manipolare le ricerche in campo medico ed educativo. E’ trapelato che, solo nel 1961, le industrie farmaceutiche hanno donato generosamente 8 milioni di US$ ad Harvard, 8 a Yale, 10 alla John Hopkins, 1 alla Stanford e 1,7 alla Columbia. Le cifre degli anni successivi non sono state rivelate.

Il vero scopo dell’industria farmaceutica mondiale è quello di guadagnare soldi grazie al permanere delle malattie croniche, non certo quello di prevenire o sradicare tali malattie. L’industria farmaceutica ha semmai un grosso interesse alla diffusione dei mali e al controllo prezzi dei medicinali, ed è primattrice di un autentico genocidio contro il genere umano: sta scritto nella denuncia consegnata alla Corte Internazionale di Giustizia dal dr Matthias.

Ecco, il farabutto decalogo del Codex Alimentarius:

1) Eliminazione di ogni supplemento alimentare naturale e sostituzione dei medesimi con 28 prodotti di sintesi chimico-farmaceutica (chiaramente tossici), dosati e disponibili soltanto in farmacia.

2) Eliminazione di tutte le medicine alternative, naturiste, ayurvediche, tibetane, cinesi.

3) Eliminazione dell’agricoltura biologica. Ogni mucca del pianeta sarà trattata con ormoni della crescita ricombinati geneticamente dalla Monsanto. Ogni animale da carne del pianeta dovrà: A) continuare ad essere obbligatoriamente, senza remissioni, animale da carne; B) continuare ad essere obbligatoriamente trattato con antibiotici ed ormoni della crescita.

4) Approvazione generalizzata, cioè normalizzazione degli OGM, che non dovranno più nemmeno essere etichettati come tali.

5) Reintegrazione di sostanze cancerogene ma produttive, in linea con quanto già fatto dal medesimo Codex Alimentarius nel 1961, quando 7 sostanze pericolose, unanimemente vietate da 176 nazioni, come la hexachlorobenzene, la dieldrina, l’aldrina, vennero rimesse in libero commercio.

6) Normalizzazione dei processi di irradiazione al cobalto su quasi tutti gli alimenti umani. Ciò significherà che la gente sarà costretta ad alimentarsi con patate che non germinano più, con mele-banane-castagne mortificate e prive di nerbo, tutte cose contro le quali il movimento igienistico americano (ANHS) sta combattendo da anni negli USA.

Ultimissimi passi, questi, per arrivare alle seguenti attuazioni:

7) Massimizzazione della medicalizzazione e della farmacizzazione.

8) Obbligatorietà estesa a una serie di vecchie e nuove vaccinazioni.

9) Pressione e terrorismo costante sulla popolazione mondiale per indurla a seguire i propri piani mefistofelici.

10) Controllo della rete Internet ed eliminazione di ogni possibile dissenso.

In altre parole, il mondo disegnato per il 2010 in avanti sarà basato su farmacie sempre più grandi e attive. La medicina avrà un ruolo ancora più determinante, e nessuno potrà interferire e contestare le scelte mediche come avviene nel tempo presente.

La produzione di carne verrà raddoppiata e triplicata, e la resa per capo aumenterà pure notevolmente grazie agli ormoni della crescita. Ogni paese sarà rifornito regolarmente con navi bistecchiere contenenti 60.000 manzi ammazzati e disossati per ciascun carico (onde evitare il prione mucca pazza), e nei porti si dovrà assicurare la presenza di adeguate celle di refrigerazione, come già fatto con la Korea.

Ci sarà un boom senza precedenti di vaccinazioni.

Le donne, ed anche le ragazzine dai 10 anni in poi, dovranno vaccinarsi ogni mese per contrastare il Papillovirus, e probabilmente la frequenza sarà addirittura settimanale, visto le centinaia di variazioni che può assumere tale malattia. Ma potranno fare sonni tranquilli, visto che la Pfizer, e soprattutto la GlaxoSmithKline, specialista mondiale nelle malattie sessuali contagiose (poco importa se inventate), stanno preparando centinaia di vaccini diversi a copertura dell’intera gamma di infezioni possibili.

Si sta insomma realizzando nel mondo un monopolio e un dispotismo senza precedenti nella storia umana, un autentico stupro culturale a livello di massa.

Ai tempi delle Crociate, si temevano le scimitarre degli ottomani e degli arabi, e tuttora ci si ricorda della gente che esclamava "Mamma li Turchi"! Ai tempi dei Promessi Sposi si temevano invece le razzie dei Lanzichenecchi. Quando arrivò il Risorgimento si lottò contro i francesi, gli austriaci e lo Stato Pontificio. Più vicino a noi si è combattuto contro il Nazifascismo. E ogni lotta ha comportato sofferenze e lutti, eroismi e sacrifici umani, dai martiri di Belfiore, a Silvio Pellico, a Filzi, a Nazario Sauro, alle stragi ed alle maledette tragedie degli ultimi due conflitti mondiali, Caporetto e Fosse Ardeatine in testa.

Ma quei nemici, che fossero il generale Radetsky per l’Italia, o Hitler e Stalin per il resto d’Europa, erano tutto sommato nemici all’acqua di rose al confronto di quelli odierni. A questi pirati senza Dio e senza scrupoli non servono nemmeno le armi tradizionali, non servono i carri armati, i caccia, i sommergibili, i campi di concentramento. Le loro armi sono molto più sofisticate. Si tratta di tenere sotto controllo i settori base della vita umana, ovvero l’alimentazione, il sesso, la malattia. Gli strumenti per farlo già esistono.

Si tratta di asservire e strumentalizzare capi di stato e di governo, partiti e i sindacati, università e centri di ricerca, sanità e reti televisive.

Per i nuovi mostri, per i nuovi draghi al potere, i nemici numero uno da debellare al più presto sono il movimento igienistico, con la sua balorda Cura-della-non-cura, la natura in tutte le sue forme e variazioni, l’amore e l’attrazione fisica (cose obsolete di altri tempi).

I nuovi tiranni si propongono come depositari di una scienza alimentare standardizzata, a base non solo di proteine animali (già velenose ed ammalanti, e dunque ottimali di per sé), ma di proteine arricchite, cariche di somatotropine e di diossine, dimodochè si possa finalmente raggiungere l’obiettivo ideale dell’ Uno su Uno, ovvero del Cento per Cento di incidenza cancro. Una società in cui muoiono di cancro 1 su 4, come quella di oggi, è infatti una società imperfetta ed incoerente. Devono morire invece tutti di cancro, anche per una pura questione di giustizia e di democrazia.

Chi sono dunque i veri distruttori? I No-global o la gente civile e incravattata che occupa le poltrone?

Personalmente, mi hanno dato sempre fastidio le manifestazioni di piazza. Odio il casino, i cortei, gli assembramenti, la gente arrabbiata che si contrappone ai poveri poliziotti e li insulta, gli stressati poliziotti che reagiscono e pestano quelli che gli capitano a tiro. Odio vedere vetrine distrutte e auto incendiate, strade che portano i segni della battaglia. Quando vedo i No-global passare come delle furie da un G8 all’altro, mi chiedo spesso perché questi ragazzi non se ne stanno a casa, non vanno a studiare o a lavorare, a rendersi utili a se stessi ed alla società.

Ma ultimamente comincio a ricredermi, e a vedere in loro l’eroismo e la pazzia che stavano nei martiri di Belfiore e in quelli di tutte le Resistenze alla Tirannide e ai Soprusi. Non sarà che i veri distruttori non sono loro, ma i parlamentari che vanno in Europa a beccarsi lauti stipendi per approvare poi leggi assassine e liberticide ai danni dei propri elettori nazionali e del mondo intero?

Non sarà che anche nei nostri governi, nei nostri parlamenti, nelle nostre regioni e province e comuni, nelle nostre sedi RAI, nei nostri giornali, nei nostri centri sanitari, esiste il vero seme della peste bubbonica, dell’inganno e della violenza?

Non sarà poi che tutta la popolazione è tenuta ad arte nella massima diseducazione e nell’ignoranza più nera, nel massimo disinteresse?

Non sarà che il 90% della gente è stanca e rassegnata, spompata e demotivata, pronta a deporre definitivamente le uniche armi che le restano, cioè l’intelligenza e la voglia di vivere?

I confini non esistono più, la barriera alpina non ci protegge dalla GSK, dalla Pfizer, dalla Bayer, dalla Monsanto, dalla Kraft, dalla Nestlé, dalla Danone, dalla Philip Morris, dalla Coca-Cola, dalle nefandezze dei nuovi padroni del vapore. Servirebbe un Nuovo Rinascimento e un Nuovo Illuminismo, un nuovo Risorgimento per una nuova Ricostruzione.

Ma questi sciacalli hanno disattivato Pitagora e Ippocrate, Dante e Leonardo, Voltaire ed Einstein, ovvero i loro nemici storici giurati, sommergendoli di sabbia e di rabbiosi insulti.

Per scalzare enti senza scupoli e senza Dio, rappresentati da mediocri e meschini coloni in tutti i posti del potere, servirebbero, uomini carichi di entusiasmo e di voglia di cambiare, uomini con le palle, ed anche donne con tutti i loro attributi e la loro intelligenza. Esistono ancora? O andiamo tutti in coro a dire "bravo" a quelli di Uno Mattina e alle varie altre rubriche asservite ai monatti e agli untori di manzoniana memoria?

Ad applaudire quelli che, senza arte né parte, continuano a martellare ignobilmente la gente con l’Aids, il Papillovirus, e quanto altro serve per allertarla e spaventarla, in modo tale che cada a corpo morto nelle reti tese dal Codex Alimentarius?

Evoluzionismo: Verità o Ideologia?

Tratto dall'ottimo sito: http://www.anticorpi.info/

di M. Viviani

Nel novembre 1859 fu pubblicata "L'origine delle specie" di Charles Darwin. Essa è solo apparentemente materia ad uso esclusivo degli specialisti. I sostenitori del progresso la trattano con il riguardo tenuto verso una reliquia spirituale: tale teoria infatti incarna gran parte delle loro aspirazioni e della loro visione del mondo.

Fra le grandi "conquiste" del pensiero moderno, essa occupa un posto particolare. Più dell'eliocentrismo, del metodo scientifico sperimentale, della psicanalisi, della relatività, dei diritti dell'uomo e via dicendo, l'evoluzionismo darwiniano è uno dei pilastri dell'Ideologia del Progresso e della modernità in generale. Negarlo o anche solo criticarlo, significa negare una verità chiara come il sole, e per uno scienziato, precludersi ogni possibilità di carriera, e relegarsi a vita nel limbo dei ricercatori di seconda o terza fascia.

Chiariamo subito che non si pretende in questa sede di giudicare la teoria dell'evoluzione rispetto per esempio, al creazionismo, oppure all'interno di essa, tra quella darwiniana o quella cosiddetta "intelligente". Si tratta di questioni molto delicate, che ancora oggi toccano non solo le coscienze, ma anche i contenuti, perchè vedremo che il cosidetto evoluzionismo al contrario di quello che pensa la gente comune, è tutt'altro che una verità assodata, come si vuole far credere, ed è ben lungi dall'essere dimostrato o provato "scientificamente".

Qui si vuole soltanto mettere in evidenza il carattere ideologico della questione - evidente per esempio nello insegnamento scolastico - insieme con i tantissimi punti oscuri della teoria darwiniana, che paradossalmente - ma nemmeno tanto - hanno più probabilità di essere riconosciuti dagli stessi ricercatori che dai cosiddetti "divulgatori", che spesso altro non sono se non dei mercenari ideologizzati, al soldo di chi sanno loro.

Ma andiamo per ordine.

Intanto uno dei principali vanti degli evoluzionisti, ossia il fatto che tale teoria sia rimasta praticamente immutata in 150 anni, ne evidenzia semmai - in un'epoca come la nostra in cui spesso le teorie hanno vita breve - il carattere ideologico più che scientifico. Carattere che in verità - come fin troppo spesso è stato sottolineato - trova una preoccupante analogia con la visione imperante all'epoca e nel luogo in cui tale teoria è nata.

L'Inghilterra di metà Ottocento infatti era la nazione nella quale la nascente borghesia industriale mieteva i suoi indiscutibili successi. Nella terra di conquista del capitalismo moderno, la teoria di Darwin sembra davvero l'ideologia del trionfo borghese adattata alle scienze naturali, proprio ciò di cui la locomotiva moderna aveva bisogno per scardinare le resistenze delle menti - all'epoca moltissime - ancora legate a vecchi e improponibili modelli. La teoria dell'evoluzionismo darwiniano si adatta infatti in modo perfetto anche alle scienze sociali: se le società si sono sempre "evolute" nei millenni - cosa che per esempio le religioni tradizionali negavano - quello che la nostra società moderna sta facendo - cioè modificarsi e migliorare in continuazione - trova una solida giustificazione.

Le somiglianze tra il modello evoluzionista e quello economico liberale sono a dir poco impressionanti. La lotta per l'esistenza tra i singoli animali altro non è se non la competizione tra i vari homines economici; la sopravvivenza del più adatto, ricorda l'utilitarismo borghese; la casualità "meccanica" con cui procede l'evoluzione è la stessa casualità del libero mercato che - secondo il paradigma liberale - si autoregola e vive di e con leggi proprie; l'evoluzione stessa altro non è se non progresso puro e semplice, che tutto ciò sia poi illimitato e senza un fine richiama l'illimitatezza e la non-finalità del progresso razionale, tecnologico ed economico, avanzante di accumuli quantitativi e di analisi senza fine, in modo "aperto" per antonomasia.

A questo proposito è bene fare un'osservazione: spesso gli scienziati precisano che evoluzione non significa "miglioramento" o progresso, ma solo "cambiamento". Tale affermazione è smentita dallo stesso linguaggio che essi utilizzano: infatti l'affermazione secondo cui "non sempre le specie vanno avanti, talvolta vanno indietro, talora stanno ferme", cos'è se non l'ammissione di un impianto progressivo e assoluto sottostante? Non sono forse loro i primi ad esaltare i fasti dell'umana ragione (cosa che invece un lombrico non potrebbe fare)? Non sono forse loro che si inorgogliscono di questo lunghissimo processo che è arrivato "fino all'uomo"? "Evoluzione" viene dunque intesa come "progresso senza limiti", negarlo è ipocrisia.

Ma il carattere ideologico con cui la questione viene trattata risulta forse ancor più evidente dagli attacchi ai loro avversari. I sostenitori dell'evoluzione infatti hanno buon gioco a far credere che il creazionismo - termine orribile con cui si indica la verità di chi rimane ancorato alla tradizione - sia una teoria sorta in opposizione alla loro!

Ma ancora di più ad affibbiarlo implicitamente al Cristianesimo e alla Chiesa cattolica, sfruttando la debolezza ormai cronica di tali realtà, e legandolo indissolubilmente - e in modo quasi caricaturale - al testo della Genesi biblica, che in realtà ne rappresenta solo una formulazione tra le tante, nulla più. Nessuno infatti in buona fede oserebbe ignorare che pure l'Islam è "creazionista"; lo è l'Induismo, lo sono i culti buddhisti, le religioni cinesi, lo shintoismo, lo sono i culti animisti e le religioni sciamaniche, lo era Platone e i neoplatonici, lo sono stati per millenni tutti i popoli politeisti del mondo antico, e lo sono i pochi che sopravvivono ancora. Comunque la si giudichi - e ripeto, non è questa la sede per dare dei giudizi in merito - la concezione tradizionale della Creazione merita altro atteggiamento dalla sprezzante sufficienza con cui viene trattata...

Oltretutto, nell'ambito dell'evoluzione, in alternativa al darwinismo, esiste anche la formulazione dell'evoluzione cosiddetta "intelligente", che suppone le creature evolversi nel tempo secondo i modi enunciati dalla teoria classica, ma non in seguito alla casualità meccanica che essa richiede, bensì finalisticamente, conforme ad archetipi assoluti ed eterni ("platonici" si potrebbe dire), il cui riferimento "guida" i cambiamenti delle varie specie. Si tratta di una teoria già molto razionale quindi, e non più teista, e come tale, già più accettabile dall'uomo moderno. Tuttavia i guardiani del progresso considerano tale approccio con la stessa sufficienza dovuta alle teorìe ostili, e dall'attributo di oscurantismo reazionario non si salva neppure l'evoluzione finalistica, inaccettabile anch'essa di fronte all'evidenza dell'evoluzionismo ufficiale di Darwin.

A questo punto però, non possiamo sottrarci dal porci una domanda: la teoria dell'evoluzione di Darwin, è davvero così evidente? La risposta è "no".

L'evoluzionismo darwiniano presenta tante incoerenze al suo interno. Spesso si tratta di punti rilevanti e niente affatto secondari, che sembrano contraddire quelli che altrove vengono presentati come verità accertate e inconfutabili.

Innanzitutto, uno dei dogmi dell'evoluzione darwiniana, ossia l'azione della selezione naturale, sembra non trovare sempre riscontro nella realtà: la selezione sembra agire spesso più in senso conservatore che non innovatore, come invece prevede la teoria, facilitando la persistenza e la continuità dei caratteri vecchi piuttosto che il sorgere di quelli nuovi. Infatti, le differenze qualitative tra le varie specie sono maggiori nei primi fossili conosciuti che tra le specie attuali, ossia la variabilità è diminuita nel tempo anzichè essere aumentata.

La selezione naturale pare quindi aver agito sì, ma più per selezionare ed eliminare caratteristiche vecchie, che per crearne di nuove!

Ciò è legato al fatto - e questo è il secondo grande punto oscuro - che il numero di generi e di specie nei milioni di anni non è aumentato gradualmente e con una certa continuità, come prevederebbe la teoria darwiniana, ma appare improvvisamente nel Cambriano, con un apparente salto dal nulla rispetto a prima! Il numero di specie nel Cambriano quindi è già elevatissimo - più elevato che oggi per esempio - e in seguito, come abbiamo detto poc'anzi, addirittura diminuisce, fino al livello attuale.

Abbiamo quindi, in sintesi, al posto di poche specie simili che appaiono all'inizio e che gradualmente si distanziano e si diversificano fino alla varietà attuale - come la teoria prevederebbe - un salto improvviso dal nulla a una varietà di specie superiore alla nostra, la quale in seguito anzichè aumentare in numero e variabilità, addirittura diminuisce!

Il terzo grande punto oscuro è che mentre la teoria darwiniana stabilisce un'evoluzione continua tra le varie specie, si trova invece che da una specie all'altra vi sono sempre e solo salti e mai continuità! Ossia due specie vicine che vengono messe a confronto, presentano caratteristiche già formate, già compiute, e non in divenire, come ci si aspetterebbe. Non si riesce quindi a capire come tra due specie con tratti già compiuti si passi ad un'altra specie....

Questa mancanza è forse la più grave. Di cosiddetti "anelli di congiunzione" tra le varie specie non ne sono mai stati trovati di certi ed inequivocabili, se non alcuni, vaghi e molto discutibili. Famoso è quello mancante tra la scimmia e l'uomo, ma non è l'unico. E' in ogni caso preoccupante che in un secolo e mezzo di affannose ricerche, le prove scientifiche portate alla causa di questa affascinante teoria sono poche ed incerte, e questo nonostante la mole impressionante di materiale paleontologico venuto alla luce. Di fatto, la teoria darwiniana -seguendo lo stesso rigore che la scienza ufficiale pretende sempre dai suoi avversari - come ben sottolinea Feyerabend - rimane soltanto una ipotesi, niente affatto dimostrata scientificamente.

Questo certamente non significa che non possa essere vera, ma ciò dovrebbe essere sufficiente ad aprire e a sostenere un dibattito tra varie teorie e correnti di pensiero. Invece ciò non accade, e la teoria darwiniana - ma più in generale, la teoria evoluzionista, di cui quella darwiniana non è che una formulazione tra le tante - viene presa per oro colato e mostrata come una verità evidente e solida come la terra che ruota intorno al sole.

La verità è che un eventuale dibattito intorno a questa affascinante e mai dimostrata teoria, condurrebbe a vederla sotto un'altra luce, quella appunto di ipotesi scientifica e non di certezza. Ma questo non è ammissibile: il Progresso ha bisogno dei suoi punti fermi, e se non ne ha, li crea.

La forza e la potenza di questa ipotesi non derivano dalle poche e incerte prove portate a suo favore in ben un secolo e mezzo di ricerche, ma nel fatto che essa incarna l'Ideologia somma della nostra epoca con una lucidità e una coerenza impressionante. Essa è nata già adulta perchè è nata con una pesante componente ideologica, e non ha bisogno di ulteriori modifiche nè di prove alcune. Essa rimarrà inalterata e incontestata chissà per ancora quanti secoli, e avrà accompagnato, dalla nascita alla sua fine, la più mostruosa caricatura di civiltà che l'uomo abbia mai concepito.

Il cuculo, il mimetismo e l'evoluzionismo darwiniano

Tratto dall'ottimo blog dell'amico Corrado Penna "http://scienzamarcia.blogspot.com/"

Il cuculo, è noto, costituisce una rara eccezione nell'ordine degli uccelli per quanto riguarda. l'accudimento della prole. Mentre tutti gli altri uccelli costruiscono con amore e con fatica dei nidi ben strutturati ed accoglienti per deporvi le uova e allevarvi i propri cuccioli, il cuculo non costruisce nidi propri, ma sfrutta quelli costruiti dagli altri uccelli deponendovi il proprio uovo.

Con grande furbizia, verrebbe da dire, la femmina del cuculo toglie un uovo dal nido altrui per sostituirlo con uno dei suoi, molto simile a quello sostituito a parte la dimensione appena maggiore. Per giunta quando si schiude l'uovo del cuculo, il piccolo intruso (che si sviluppa ed esce dal suo guscio molto precocemente) sbatte fuori dal nido i suoi "fratellastri" caricandosene sul dorso le uova e gettandole fuori, o spingendo giù gli altri uccellini del nido se sono già nati. In tal modo se il cuculo femmina distrugge 15-20 uova fecondate nei nidi in cui deposita il proprio, il piccolo cuculo una volta nato fa morire tutti i reali destinatari dell'amoroso lavoro dei propri genitori.

Bisogna precisare che quando si parla di cuculo si intende per lo più la specie cuculus canorus, ma solo la metà delle specie appartenenti alla famiglia dei cuculidi fanno altrettanto. Del resto questo fenomeno, detto parassitismo di cova è comune a sette gruppi di uccelli, comprese alcune specie di anatre.

Non sempre però il trucco funziona; le specie che senza volerlo finiscono per ospitare le uova del cuculo nel proprio nido hanno infatti una discreta capacità di riconoscere un uovo estraneo e così estrometterlo dal nido.

Cerchiamo adesso di capire se e come tale fenomeno si possa interpretare all'interno dell'evoluzionismo darwiniano.

La prima cosa che salta all'occhio è (nell'ottica della teoria evoluzionista) il dubbio vantaggio conseguito dalle specie che utilizzano questa forma di parassitismo di cova invece che allevare da sé i propri cuccioli. E non parliamo qui del vantaggio dei genitori del cuculo che fanno meno fatica, perché nell'ottica della selezione naturale il vantaggio di un processo riproduttivo dovrebbe essere appunto sul piano della procreazione e quindi della conservazione della specie.

Dal momento che tutte le altre specie di uccelli si riproducono da migliaia di anni allevando e nutrendo le proprie covate con ottimi risultati in termini di continuazione della specie è difficile vedere quale possa essere il meccanismo selettivo che avrebbe dovuto favorire i cuculidi "parassiti" rispetto agli altri. In effetti la femmina del cuculus canorus depone molte più uova rispetto alle femmine delle specie che ricevono l'ospite indesiderato perché molte uova fecondate e deposte nei nidi altrui vengono riconosciute come intruse. Non sarebbe forse più vantaggioso allora accudire e proprie uova dopo avere costruito un proprio nido, come del resto sanno fare molti uccelli della stessa famiglia? Ed è questo del cuculo e degli altri parassiti di cova un esempio di evoluzione o di involuzione?

In realtà il ragionamento qui sopra delineato può sembrare ozioso, dal momento che nessuno può sapere quali fossero le condizioni ambientali nel momento in cui questi uccelli si sono evoluti (o involuti) perdendo l'istinto di accudire la propria prole e quindi nessuno può escludere tassativamente la presenza in un determinato tempo passato di condizioni che avrebbero favorito una modifica del comportamento di tali uccelli agendo da pressione selettiva.

Ma altrettanto oziosi sono i ragionamenti di chi difende la possibilità che le mutazioni casuali diano luogo a cambiamenti utili, che poi verrebbero tramandati alle generazioni successive a causa della selezione natuarale.

Infatti la cosiddetta "teoria" evoluzionista, come le "teorie" sulla creazione dell'universo non possono a rigore chiamarsi tali, dal momento che non possono essere assoggettate ad un serio controllo scientifico (benché qualche errore o contraddizione al loro interno può far decidere per la loro inconsistenza). Tali tentativi di interpretazioni della realtà (giacché di questo si tratta) non si possono verificare o smentire con esperimenti ripetibili dal momento che sul passato non si fanno esperimenti, e l'osservazione scientifica della natura è ancora troppo giovane perché possa esserci d'aiuto (secondo l'evoluzionismo classico ci vogliono tempi dell'ordine dei centomila anni perchè si manifesti un fenomeno evolutivo).

In questo mi permetto di essere d'accordo col noto fisico italiano Antonino Zichichi (personalità mass-mediatica per la quale non ho per altro troppa simpatia) il quale afferma:

"Diciamo subito che la teoria dell’evoluzione biologica della specie umana non è scienza galileiana. Essa pretende di andare molto al di là dei fatti accertati [...] Una teoria con anelli mancanti, sviluppi miracolosi, inspiegabili estinzioni, improvvise scomparse non è scienza galileiana. Essa può, al massimo, essere un tentativo interessante per stabilire una correlazione temporale diretta tra osservazioni di fatti ovviamente non riproducibili, obiettivamente frammentari e necessariamente bisognosi di ulteriori repliche [...] Se l’uomo dei nostri tempi avesse una cultura veramente moderna, dovrebbe sapere che la teoria evoluzionistica non fa parte della scienza galileiana. A essa mancano i due pilastri che hanno permesso la grande svolta del milleseicento: la riproducibilità e il rigore. Insomma, mettere in discussione l’esistenza di Dio, sulla base di quanto gli evoluzionisti hanno fino ad oggi scoperto, non ha nulla a che fare con la scienza. Con l’oscurantismo moderno, si.
[Antonino Zichichi, Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo, Il Saggiatore (MI), pp. 82-85].

Sebbene sull'esistenza di Dio ho opinioni molto differenti da quelle di Zichichi il ragionamento non fa una grinza.

Ma veniamo adesso alle coincidenze statistiche davvero strabilianti che si manifestano in questa storia del parassitismo di cova, e che rendono alquanto dubbia l'interpretazione ortodossa dalla scienza evoluzionista.

Il cuculo avrebbe sviluppato per selezione naturale (quindi una per una serie di mutazioni che alla fine ne hanno cambiato il comportamento) l'istinto di fare tutta una serie di cose (che elenco separatamente giacché le mutazioni e la selezione naturale avrebbero dovuto contemporaneamente o in sequenza causare tutte queste modifiche)

1) deporre molte più uova di altri uccelli consimili
2) deporre le proprie uova nei nidi altrui
3) scalzare e sostituire uno ed un solo uovo dal nido altrui di modo che l'inganno non venisse notato troppo facilmente
4) spingere ed estromettere dal nido le uova ed i neonati dei legittimi proprietari del nido
5) adottare un comportamento che spinga i "genitori adottivi" a prendersi cura di loro nonostante la vistose differenze; in effetti i piccoli cuculi, che sono vistosamente più grossi degli altri uccelli, pigolano insistentemente lanciando così un segnale fortissimo che spinge gli involontari genitori adottivi a dar loro da mangiare

Come se ciò non bastasse, perché l'inganno si perpetri ci vuole una concomitante (ed ovviamente casuale, ma è possibile crederlo?) modifica dell'uovo originariamente deposto dalla femmina del cuculo che diventa simile per forma e dimensioni a quello della specie "parassitata".

E che dire allora della vicenda del cuculo passeriforme parassita e della prinia subflava, uno degli ospiti del cuculo?

Leggiamo sul sito cordis europa che:

Sembra che man mano che l'abilità del cuculo passeriforme di infiltrare le proprie uova nel nido della prinia rendendole sempre più simili si affina, allo stesso modo aumenta la capacità della prinia di scoprire gli impostori. Il dott. Spottiswoode spiega, "La prinia depone probabilmente la gamma più variegata di uova al mondo e questo potrebbe essere il risultato della lunga lotta co-evolutiva con il cuculo passeriforme. Le uova sono simili a una banconota in termini della varietà e della complessità dei segni, probabilmente in modo da renderle molto difficili da copiare da parte del parassita."

Da notare quale serie di coincidenza fortuite ci vogliano perché questo benedetto cuculo passeriforme sviluppi per puro caso e per una serie di mutazioni la capacità di deporre simili uova. E se fosse vero che la prinia avesse a sua volta cambiato l'aspetto delle uova per difendersi dal parassitismo del cuculo anche questa mutazione sarebbe dovuta accadere per puro caso.

Ma allora il celebre rasoio di Occam, di cui gli scienziati vanno tanto fieri e del quale si servono per scegliere l'ipotesi più semplice e meno contorta che fine ha fatto?

Il contorsionismo necessario per spiegare gli eventi appena descritti a mezzo di coincidenze statisticamente impossibili si potrebbe evitare ricorrendo a parole che sono per adesso tabù nel campo della scienza ortodossa: intenzionalità dell'evoluzione, influenza della mente sui geni tramite meccanismi epigenetici, campi morfici, telepatia animale, genetica ondulatoria, (vedi anche qui), e perché no, eventi creativi in senso lato.

Ma c'è di più, nelle sue sperimentazioni di laboratori l'uomo ha forzatamente causato milioni di mutazioni nel moscerino della frutta (drosophila melanogaster) senza che si sia mai osservata una mutazione che non fosse degenerativa: un brutto scacco per i teorici dell'evoluzionismo darwinista che si trovano di fronte ad una palese contraddizione.

Se aggiungiamo poi che di recente si è scoperto che il DNA ha una struttura ben più stabile di quanto si immaginava e che esiste il fenomeno del back-up del codice genetico, viene ancora più difficile immaginare che mutazioni casuali possano essere alla base di un'evoluzione operante poi per selezione naturale.

Concludo quindi con una citazione di M. Blondet da Il Timone, n.10 (novembre/dicembre 2000)

Dal 1993, l’autorevolissima Boston Review (la rivista del MIT, la più avanzata università scientifica Usa) accoglie un dibattito in cui biologi, matematici, paleontologi e biochimici attaccano "il dogma evoluzionista", e su basi scientifiche. L’evoluzionismo sostiene che nel DNA avvengono di continuo mutazioni accidentali. Il genetista James Shapiro ricorda invece che le mutazioni del DNA, la "scrittura della vita" (un vero "programma di computer", con tutte le istruzioni per formare un essere vivente, presente sia negli esseri più "primitivi" che dei più "evoluti"), sono rarissime. Perché, dice Shapiro (ecco un’altra notizia che Piero Angela evita di fornirci), "il DNA è fornito di molti apparati di ‘correzione di bozze’, su vari livelli, che riconoscono e rimuovono gli errori occorrenti durante la replicazione del DNA". Il DNA dunque si difende attivamente proprio da quelle casuali accidentalità, in cui i darwinisti identificano il motore dell’evoluzione. Di fatto, il DNA è la struttura più stabile dell’universo. Nei secoli, le lapidi egizie di granito diventano illeggibili; il DNA, fatto di proteine, si riproduce sempre uguale, opponendosi in modo attivo al degrado di tutte le cose. E, impariamo ora, si difende anche dal darwinismo. Le sole mutazioni frequenti sono provocate dall’uomo su animali di laboratorio: con radiazioni nucleari o con agenti chimici che sconvolgono brutalmente la struttura del DNA. è il caso del moscerino della frutta (Drosophila Melanogaster), l’insetto preferito dai genetisti perché produce una generazione nuova ogni mese. Studiato da 80 anni in tutti i laboratori del pianeta, il moscerino è stato costretto a subire milioni di mutazioni. Tutte, nessuna esclusa, diminuiscono la sua attitudine alla vita (mancanza di occhi, di ali, di zampe); gli animaletti mutanti possono vivere solo in laboratorio, grazie alle cure degli sperimentatori; in natura sarebbero morti prima di trasmettere il loro patrimonio genetico ai discendenti. Meno che mai la drosofila ha dato luogo ad altra specie. Tutto ciò induce una nuova generazione di scienziati a sostenere, ormai apertamente, che gli esseri viventi sono il frutto di una "progettazione intelligente" (intelligent design); "è una teoria pienamente scientifica che formuliamo come tale", ha scritto William Dembski, logico-matematico della Notre Dame University.


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