Non mi era mai capitato di assistere ad un avvenimento simile e, mosso da preoccupazione e curosità, decisi di raccogliere diversi campioni da far analizzare.
Spedii quindi alcuni di questi filamenti, raccolti in diversi punti, ad un biologo G.P. del CUN (Centro Ufologico Nazionale) che gentilmente li analizzò in modo scientifico sulla base degli strumenti e dei saggi disponbili e attuabili.
Tali risultati, a dir poco interessanti, furono presentati in anteprima al 17° simposio mondiale sull'ufologia tenutosi a S. Marino lo scorso weekend.
Dapprima, personalmente, provai ad analizzare con quanto era in mio potere, tali campioni notando delle particolarità per quanto riguarda le loro caratteristiche ottiche (microscopia in campo chiaro e a fluorescenza). Successivamente restai in attesa dei risultati proveninenti da analisi più mirate e massicce.
Inizialmente cercai informazioni in Internet (evitando accuratamente i siti di disinformazione) e le mie ipotesi si focalizzarono su:
- capelli d'angelo
- polimeri artificiali
Conoscendo abbastanza bene la fauna e la flora del mio territorio e osservando lo stranissimo comportamento di tali polimeri, scartai subito l'idea che potesse trattarsi di un prodotto di origine animale o vegetale per vari motivi tra cui l'assenza di aracnidi sui suddetti filamenti o nei loro paraggi, la particolare elettrostaticità e "appiccicosita'" nonchè la lunghissima permanenza, anche a distanza di mesi di tali filamenti. Le ragnatele naturali invece si degradano nell'arco di un paio di settimane.
Una correlazione importante è il legame tra la caduta di questi polimeri (o meglio, biopolimeri) in concomitanza con le scie chimiche. Quel giorno poi in varie parti di Italia sono stati avvistati degli OVNI e sempre a Buccinasco ho notato due aerei "caccia" militari volare in formazione come se avessero intercettato qualcosa.
Il riassunto dei risultati delle analisi che riporto in seguito vogliono solo essere un compendio, un tassello che va ad aggiungersi alle prove dell'esistenza quanto meno anomala di fenomeni che accadono sopra le nostre teste e che a mio avviso hanno una comprovata origine artificiale e militare.
Desidero quindi riportare in questa sede alcuni estratti della relazione pervenutami pochissimi giorni or sono.
I "polimeri di ricaduta" esaminati:
- NON SONO sicuramente la produzione (che risulterebbe a livello industriale, fra l’altro, per coprire l’estensione territoriale Vercelli–Milano/Bologna–Ferrara !) delle ghiandole serigene dei cosiddetti “ragni d’alta quota”, la cui esistenza (dal punto di vista entomologico) lasciamo appannaggio delle “leggende metropolitane”, con buona pace del CICAP.
- NON SONO assimilabili, nemmeno lontanamente, ai filamenti di “bambagia silicea” (o “capelli d’angelo”, “cheveux d’ange” alla francese: si volatilizzarono in breve tempo, quasi “sublimandosi” a contatto delle mani, a differenza di quelli in oggetto, tuttora resistenti), caduti in concomitanza col passaggio a bassa quota di OVNI, su Oloron nel 1952 e su Firenze nel 1954. In quest’ultimo caso, grazie all’intraprendente solerzia di uno studente, allora laureando in ingegneria, si è potuta eseguire l’analisi chimica dei filamenti presso l’Istituto di Chimica Analitica dell’Università di Firenze. Il referto analitico conclude lapidariamente: “Sostanza a struttura macromolecolare, contenente boro, silicio, calcio e magnesio. In linea puramente ipotetica, potrebbe trattarsi di: vetro borosilicico. Firmato: il Direttore, Prof. G.Canneri”.
Dopo aver effettuato diverse analisi (prove di combustione, misurazione pH, prove di solubilità, saggi coi reattivi di Loewe e Schweitzer, etc.), tali filamenti parrebbero presentare alcuni comportamenti simili alla seta (simili, non uguali).
Che senso ha parlare di “seta volante” ?
Sono state formulate tre ipotesi:
1) - I filamenti analizzati sarebbero da collegarsi, in qualche modo, al sorvolo delle località interessate da parte di oggetti volanti non identificati, così come riferito da numerosi testimoni: situazione simile, pertanto, a quelle già citate (Oloron, 1952; Firenze, 1954), con l’unica differenza consistente nel tipo di sostanza ricaduta al suolo (borosilicato contro polimeri organici). Anche oggi, come allora, restano sconosciute le motivazioni di tale “pioggia”.
2) – I filamenti analizzati sarebbero un “sotto-prodotto”, una conseguenza “accessoria” del progetto (si dice a carico della NATO) di modificazioni climatiche, al fine di prevenire la formazione di eventi atmosferici turbolenti (uragani, precipitazioni intense, trombe d’aria), particolarmente disastrosi per il continente europeo. Tale progetto verrebbe messo in atto mediante il rilascio in atmosfera, da parte di aeromobili privi di contrassegno identificativo, di particolari elementi (bario, ioduro d’argento, ecc.) in grado, per l’appunto, di influire sul clima, impedendo o favorendo la formazione di nubi e le relative piogge. Questa azione diretta sul clima è già stata sperimentata con successo durante lo svolgimento delle Olimpiadi di Mosca, nel 1980, grazie ad un’intesa (al tempo segreta e trapelata solo dopo la caduta del muro di Berlino) fra l’aeronautica sovietica e quella statunitense. Ma anche oggi possiamo notare gli effetti della dispersione delle suddette sostanze nei nostri cieli: entro 48 – max. 72 ore dalla comparsa delle “chemtrails”, rilasciate da velivoli non identificabili nell’atmosfera tersa, si osserva la comparsa di formazioni nuvolose, seguite da precipitazioni più o meno intense.
3) – I filamenti analizzati sarebbero il risultato di un processo di polimerizzazione di sostanze organiche (bio-polimeri di sintesi), realizzato artificialmente ed impiegato come “supporto” di altri componenti (polveri metalliche?), allo scopo di diffondere nell’atmosfera un “aerosol”, atto a potenziare ed estendere, nello spazio e nel tempo, la riflessione delle onde elettromagnetiche (radar, comunicazioni radio, trasmissioni satellitari); il tutto, ovviamente, a scopi militari di controllo ed “intelligence”. Questa ipotesi è quella più propense, dato che una delle proprietà della seta è quella di fissare con facilità sali di alluminio, ferro e stagno, con formazione di sali basici insolubili. In altre parole, questi polimeri bio-sintetici fungerebbero da “adiuvanti” nella nebulizzazione aerea di composti metallici non meglio rilevabili, comportandosi come i sistemi di diffusione dei semi da parte del vento, utilizzati da alcune essenze vegetali (tarassaco, tiglio, ecc.). Si tenga conto anche del fatto che (sicuramente su Parma, mentre non abbiamo riscontri per le altre località) la ricaduta così copiosa di “ragnatele” si è avuta dopo un intenso via-vai di aeromobili non identificabili, che hanno disegnato sulla verticale della zona uno “scacchiere” di scie (ma diverse da quelle “normali” di condensazione dei gas di scarico dei jet, per forma, dimensione ed insistenza temporale), denominate per l’appunto “chemtrails”, come osservato da numerosi testimoni oculari.
Spedii quindi alcuni di questi filamenti, raccolti in diversi punti, ad un biologo G.P. del CUN (Centro Ufologico Nazionale) che gentilmente li analizzò in modo scientifico sulla base degli strumenti e dei saggi disponbili e attuabili.
Tali risultati, a dir poco interessanti, furono presentati in anteprima al 17° simposio mondiale sull'ufologia tenutosi a S. Marino lo scorso weekend.
Dapprima, personalmente, provai ad analizzare con quanto era in mio potere, tali campioni notando delle particolarità per quanto riguarda le loro caratteristiche ottiche (microscopia in campo chiaro e a fluorescenza). Successivamente restai in attesa dei risultati proveninenti da analisi più mirate e massicce.
Inizialmente cercai informazioni in Internet (evitando accuratamente i siti di disinformazione) e le mie ipotesi si focalizzarono su:
- capelli d'angelo
- polimeri artificiali
Conoscendo abbastanza bene la fauna e la flora del mio territorio e osservando lo stranissimo comportamento di tali polimeri, scartai subito l'idea che potesse trattarsi di un prodotto di origine animale o vegetale per vari motivi tra cui l'assenza di aracnidi sui suddetti filamenti o nei loro paraggi, la particolare elettrostaticità e "appiccicosita'" nonchè la lunghissima permanenza, anche a distanza di mesi di tali filamenti. Le ragnatele naturali invece si degradano nell'arco di un paio di settimane.
Una correlazione importante è il legame tra la caduta di questi polimeri (o meglio, biopolimeri) in concomitanza con le scie chimiche. Quel giorno poi in varie parti di Italia sono stati avvistati degli OVNI e sempre a Buccinasco ho notato due aerei "caccia" militari volare in formazione come se avessero intercettato qualcosa.
Il riassunto dei risultati delle analisi che riporto in seguito vogliono solo essere un compendio, un tassello che va ad aggiungersi alle prove dell'esistenza quanto meno anomala di fenomeni che accadono sopra le nostre teste e che a mio avviso hanno una comprovata origine artificiale e militare.
Desidero quindi riportare in questa sede alcuni estratti della relazione pervenutami pochissimi giorni or sono.
I "polimeri di ricaduta" esaminati:
- NON SONO sicuramente la produzione (che risulterebbe a livello industriale, fra l’altro, per coprire l’estensione territoriale Vercelli–Milano/Bologna–Ferrara !) delle ghiandole serigene dei cosiddetti “ragni d’alta quota”, la cui esistenza (dal punto di vista entomologico) lasciamo appannaggio delle “leggende metropolitane”, con buona pace del CICAP.
- NON SONO assimilabili, nemmeno lontanamente, ai filamenti di “bambagia silicea” (o “capelli d’angelo”, “cheveux d’ange” alla francese: si volatilizzarono in breve tempo, quasi “sublimandosi” a contatto delle mani, a differenza di quelli in oggetto, tuttora resistenti), caduti in concomitanza col passaggio a bassa quota di OVNI, su Oloron nel 1952 e su Firenze nel 1954. In quest’ultimo caso, grazie all’intraprendente solerzia di uno studente, allora laureando in ingegneria, si è potuta eseguire l’analisi chimica dei filamenti presso l’Istituto di Chimica Analitica dell’Università di Firenze. Il referto analitico conclude lapidariamente: “Sostanza a struttura macromolecolare, contenente boro, silicio, calcio e magnesio. In linea puramente ipotetica, potrebbe trattarsi di: vetro borosilicico. Firmato: il Direttore, Prof. G.Canneri”.
Dopo aver effettuato diverse analisi (prove di combustione, misurazione pH, prove di solubilità, saggi coi reattivi di Loewe e Schweitzer, etc.), tali filamenti parrebbero presentare alcuni comportamenti simili alla seta (simili, non uguali).
Che senso ha parlare di “seta volante” ?
Sono state formulate tre ipotesi:
1) - I filamenti analizzati sarebbero da collegarsi, in qualche modo, al sorvolo delle località interessate da parte di oggetti volanti non identificati, così come riferito da numerosi testimoni: situazione simile, pertanto, a quelle già citate (Oloron, 1952; Firenze, 1954), con l’unica differenza consistente nel tipo di sostanza ricaduta al suolo (borosilicato contro polimeri organici). Anche oggi, come allora, restano sconosciute le motivazioni di tale “pioggia”.
2) – I filamenti analizzati sarebbero un “sotto-prodotto”, una conseguenza “accessoria” del progetto (si dice a carico della NATO) di modificazioni climatiche, al fine di prevenire la formazione di eventi atmosferici turbolenti (uragani, precipitazioni intense, trombe d’aria), particolarmente disastrosi per il continente europeo. Tale progetto verrebbe messo in atto mediante il rilascio in atmosfera, da parte di aeromobili privi di contrassegno identificativo, di particolari elementi (bario, ioduro d’argento, ecc.) in grado, per l’appunto, di influire sul clima, impedendo o favorendo la formazione di nubi e le relative piogge. Questa azione diretta sul clima è già stata sperimentata con successo durante lo svolgimento delle Olimpiadi di Mosca, nel 1980, grazie ad un’intesa (al tempo segreta e trapelata solo dopo la caduta del muro di Berlino) fra l’aeronautica sovietica e quella statunitense. Ma anche oggi possiamo notare gli effetti della dispersione delle suddette sostanze nei nostri cieli: entro 48 – max. 72 ore dalla comparsa delle “chemtrails”, rilasciate da velivoli non identificabili nell’atmosfera tersa, si osserva la comparsa di formazioni nuvolose, seguite da precipitazioni più o meno intense.
3) – I filamenti analizzati sarebbero il risultato di un processo di polimerizzazione di sostanze organiche (bio-polimeri di sintesi), realizzato artificialmente ed impiegato come “supporto” di altri componenti (polveri metalliche?), allo scopo di diffondere nell’atmosfera un “aerosol”, atto a potenziare ed estendere, nello spazio e nel tempo, la riflessione delle onde elettromagnetiche (radar, comunicazioni radio, trasmissioni satellitari); il tutto, ovviamente, a scopi militari di controllo ed “intelligence”. Questa ipotesi è quella più propense, dato che una delle proprietà della seta è quella di fissare con facilità sali di alluminio, ferro e stagno, con formazione di sali basici insolubili. In altre parole, questi polimeri bio-sintetici fungerebbero da “adiuvanti” nella nebulizzazione aerea di composti metallici non meglio rilevabili, comportandosi come i sistemi di diffusione dei semi da parte del vento, utilizzati da alcune essenze vegetali (tarassaco, tiglio, ecc.). Si tenga conto anche del fatto che (sicuramente su Parma, mentre non abbiamo riscontri per le altre località) la ricaduta così copiosa di “ragnatele” si è avuta dopo un intenso via-vai di aeromobili non identificabili, che hanno disegnato sulla verticale della zona uno “scacchiere” di scie (ma diverse da quelle “normali” di condensazione dei gas di scarico dei jet, per forma, dimensione ed insistenza temporale), denominate per l’appunto “chemtrails”, come osservato da numerosi testimoni oculari.
A mio parere, queste analisi sono state molto utili e scientificamente attendibili nel dimostrare l'evidente anomalia del fenomeno in questione. Purtroppo, essendo tali filamenti di origine "non naturale", i saggi scientifici convenzionali possono non essere adeguati ma questa è una ulteriore prova dell'eccentricità del fenomeno. I biopolimeri sono un metodo piuttosto efficace nell'interfacciare componenti artificiali con substrati o target naturali (viventi). Questo potrebbe essere uno dei motivi per cui tali polimeri assomigliano alla seta. Tale materiale infatti è biocompatibile e viene utilizzato non solo per il vestiario ma, recentemente, trova applicazione in ambito biotecnologico. In questo articolo infatti si può leggere che: un semplice procedimento, messo a punto dal bioingegnere F. O., alla Tufts University, trasforma i bozzoli dei bachi da seta in congegni ottici per applicazioni biologiche. [...] O. sostiene di aver compreso che la seta era ottima non solo per camicie e cravatte dopo un colloquio con David Kaplan, il responsabile del Dipartimento di Ingegneria biomedica della Tufts University, con cui condivide l’ufficio. Kaplan trasforma le proteine della seta in impalcature che ospitano cellule per i tessuti biologici modificati, tra cui gli impianti corneali. La seta, la fibra naturale più resistente mai conosciuta, è apprezzata dagli esperti di ingegneria dei tessuti perché è solida da un punto di vista meccanico, ma degrada in modo innocuo nell’organismo.
Fisico di formazione, O. ha intuito che se la seta produce ottime cornee artificiali, lo stesso meccanismo poteva replicarsi con i congegni ottici. In effetti, come si è visto, i suoi dispositivi prodotti con la seta funzionano bene quanto quelli realizzati con i materiali ottici tradizionali, quali il vetro e la plastica, se non in alcuni casi addirittura meglio. Inoltre, a differenza di questi materiali, la seta non deve essere trattata ad alte temperature o con solventi chimici.
Questa è una delle ragioni per cui l’utilizzo della seta è perfetto per i sensori; infatti, poichè i dispositivi serici si possono produrre in un ambiente favorevole, è possibile nella fase di allestimento incorporare molecole biologiche aggiuntive (come le proteine). Queste molecole servono come sensori che, una volta integrati nei dispositivi serici, possono rimanere attivi per anni. Nei congegni che Omenetto e Kaplan stanno sviluppando, le proteine racchiuse nel materiale ottico si legano in modo efficace a un obiettivo, come l’ossigeno o una proteina batterica; quando ciò accade, la luce trasmessa dal sensore cambia colore.
Quale modo migliore per i militari di poter controllare la popolazione? L'utilizzo di biopolimeri è molto utile per ridurre al minimo le possibili reazioni allergiche anche se il Morgellons potrebbe essere proprio un effetto collaterale della dispersione (sperimentazione) di tali filamenti sulla popolazione tramite le scie chimiche. Esperimenti su vasta scala che vedono ignari cittadini trasformarsi in vere e proprie cavie da laboratorio.
Nessun commento:
Posta un commento